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La trasparenza del camaleonte

La trasparenza del camaleonte

Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì sono giorni tutti uguali per lei: sveglia allo stesso orario, doccia, colazione, vestizione, portavivande con il pranzo, tragitto verso l’ufficio, lavoro, casa, libro, letto. Carminia, quarant’anni, abbandonata da piccola dalla madre e cresciuta con la nonna, vive così da sempre, protetta dalle sue abitudini; Carminia odia tutto: non vuole essere guardata, non tollera i contatti con le persone, i rumori, i ritardi, il traffico, le cose che non sono ordinate come lei vorrebbe. Ha un pessimo rapporto con i colleghi, non ha nessuna amica o compagno; non frequenta nessuno in generale, per questo è spaventata quando conosce un libraio il cui negozio si trova sulla strada che percorre ogni giorno da casa al lavoro. Fabio sembra comprendere tutte le sue stranezze senza fare domande o lamentarsi e Carminia finisce presto per idealizzare la figura di quest’uomo perfetto, non fosse per quell’errore di scarabocchiare una dedica sulla copia del suo libro preferito – rigorosamente l’edizione del duemilaquindici con la copertina blu – di cui Carminia ha già diciannove copie. Carminia non sopporta le persone, non le capisce, figurarsi le invadenze delle colleghe o della piccola vicina di casa di undici anni, Rebecca, che con ogni scusa si intrufola nell’appartamento di Carminia toccando e mettendo in disordine. La bambina è convinta di sapere tutto di Carminia e dei suoi strani atteggiamenti, di avere addirittura una soluzione, ma cosa ne può sapere di una vita passata a nascondersi, a cercare di non farsi notare fino a scomparire?

Anita Pulvirenti esordisce con questo romanzo la cui protagonista è l’esatta definizione di antieroina. Carminia non sa di essere affetta dalla sindrome di Asperger – disturbo dello sviluppo rientrante tra i disturbi dello spettro autistico la cui incidenza è in effetti minore nelle donne – e lo scopre a quarant’anni; una simile rivelazione è una risposta a tutti quegli strani atteggiamenti che Carminia ha sempre adottato e che, agli occhi altrui, l’hanno sempre fatta apparire diversa. Come scientificamente dimostrato, le persone che soffrono della sindrome di Asperger tendono ad assumere comportamenti ripetitivi e ritualistici, a manifestare un disagio nelle forme di interazione sociale, così come in presenza di rumori, colori, spazi. Carminia costruisce la propria esistenza sforzandosi di passare inosservata, camuffando se stessa, riducendo al minimo qualsiasi contatto con il mondo esterno a sé e alla propria casa perché incapace di affrontare tale mondo e preferendo rifugiarsi dentro una ritualità capace di rassicurarla. Il romanzo è anche un racconto sulla difficoltà a fidarsi: Carminia prenderà effettiva coscienza del proprio disturbo solo quando troverà di fronte a sé una persona della quale si può fidare perché capace di capirla senza giudicarla e di lasciarla libera di essere e fare ciò che vuole. L’autrice è particolarmente brava nel descrivere le manie della protagonista e la difficile esistenza che conduce sin dall’infanzia quando veniva emarginata, esclusa, additata. Ma il romanzo è anche la rivendicazione di un’autonomia decisionale ed esistenziale di chi decide di vivere la propria vita come desidera, senza uniformarsi a nessuno schema rigidamente imposto.