Salta al contenuto principale

La vedova

La vedova

Tenuta Quinta Seca, nell’Alentejo, in Portogallo. In questa casa sta per sopraggiungere una morte. Nella stanza del malato si diffonde aria di medicinali e si respira a fatica; il moribondo è steso, con il corpo smunto sotto la coperta, incurante del vociare sommesso dei dintorni e del calpestare degli zoccoli di un cavallo arrivato sulla soglia dell’abitazione. Il dottor Viegas ha detto che non è ancora il momento, assicura la signora Maria Leonor, consorte del malato. Ma nessuno dei convenuti è portato a crederle. Il mattino seguente, un gemito, tra i singhiozzi, riporta l’atmosfera di attesa alla realtà: “Mio Dio, mio Dio! Il mio Manuel, perché me l’hai ammazzato, Signore?”. Così, la padrona resta sola, con due figlie e una fattoria complicata a cui badare. In un giorno grigio e piovoso, come si addice al lutto, Maria Leonor diventa la vedova. Prima di prendere coscienza del dolore, ha lo slancio di aggredire il becchino che, “a gambe allargate ai lati della fossa”, si appresta a riempirla di terra: lo morde, si scaglia sulla mano che compie quello spiacevole compito, inondando il cimitero di disperazione. Cosa farà adesso Maria Leonor? La governante Bendita ha un suggerimento: “Ci sono due strade tra cui scegliere. La prima, la più battuta, è quella della contemplazione passiva, del ripensamento alle gioie passate”. L’altra, quella raccomandata, è la “gioia decisa ed energica”, una gioia cerebrale non impetuosa come quella dei giovani. Più propriamente, è la tenacia. E la sopportazione della vita fino al momento della morte…

Dopo la morte del marito, per la vedova comincia una vita diversa: occuparsi dell’azienda, i raccolti che impongono i loro ritmi, la prole da consolare, e la depressione. Evoluzioni e mutazioni, accettate o determinate, scandiscono il tempo di questo romanzo. Ed è appunto il tempo a essere centrale, a imporsi al lettore come protagonista. Non meno centrale è la figura della vedova, protagonista complessa, con cuore e carattere forgiati dagli eventi e perciò sfaccettati riccamente. La vedova è stato il primo romanzo pubblicato da Saramago, nel 1947 (aveva 24 anni). In Italia invece è stato tradotto ed edito solo postumo, in quest’anno in cui cade il centenario della nascita del premio Nobel portoghese adorato da critica e pubblico. Manca, in questo libro, la caratteristica stilistica del grande autore, l’omissione della punteggiatura, che conferiva a titoli come Cecità o Memoriale del Convento il carattere di sfida per il lettore e, al contempo, di fascino quasi rapsodico, di tradizione orale, epica. Le avventure, vere e percepite, di Maria Leonor si leggono rapidamente e con trasporto. Consigliato a: chi non può non completare l’opera omnia dell’immenso Saramago; chi ama vantarsi del possesso di titoli ripescati dall’oblio; chi cerca storie che mantengono la promessa di far sprofondare in un altrove, ma popolato da emozioni eterne.