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La vedova incinta

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Italia, estate 1970. Per tutta la durata di questa torrida stagione, Keith soggiornerà in un castello sul fianco di un monte che domina un paese. È insieme a due ventenni Lily e Scheherazade. Tutti e tre sono studenti dell’Università di Londra. Studiano legge, letteratura inglese e matematica. Ora il terzetto sta scendendo per rapide vie percorse da scooter e tagliate a metà dai panni e dalle lenzuola stese ad asciugare al sole e increspati dal vento. L’aria è impregnata da un misto di odori: sigaretta, fognatura, cavolo cotto, vino acido. Quando un topo bruno gli taglia la strada, il terzetto si ferma e con educazione cede il passo al roditore. A un certo punto le due ragazze vengono inghiottite da un gruppo di giovani, in camicia elegante e pantaloni ben stirati, che sfarfallano loro intorno per un centinaio di metri. Poi si sciolgono: alcuni continuano a osservare le terga delle ragazze, mentre altri cominciano a muoversi davanti a loro, camminando all’indietro. Intanto, un quarto amico del terzetto, Whittaker, li attende con una bibita in mano dall’altra parte del vetro sporco di un bar. Whittaker spiega che quei giovani, il cui comportamento per Keith è risultato piuttosto singolare, hanno fatto il pupazzo a molla di fronte a Lily e Scheherazade, “in quanto non credono nella pratica del distacco”. Ora poi, mentre le due amiche avanzano verso la scala che porta all’interrato del locale, attirano una serie incredibile di occhiate da parte della clientela maschile più attempata. Whittaker dichiara che la colpa di questa singolare attenzione è tutta loro, delle due studentesse che, oltre che mezzo svestite, sono pure bionde. Perché si sa. Le brune – e quasi tutte le italiane lo sono – non ti si concedono se non sono certe che le sposerai. Le bionde, invece. Le bionde fanno qualsiasi cosa…

L’impressione è quella di leggere un’opera del Bardo, una delle commedie di Shakespeare, magari proprio una delle meglio riuscite. Si parte da un castello immerso nella campagna italiana, dove giovani dagli appetiti sessuali piuttosto vigorosi, nell’estate del 1970, vivono una vacanza mostrando gli aspetti peculiari del loro essere. A volte timidi e a volte eccessivamente disinibiti, decidono di vestire i panni dei protagonisti dei grandi romanzi e vivono le giornate, e il sesso, con una teatralità che diventa elemento caratterizzante e fulcro dell’intero romanzo. Una storia che si apre a un ventaglio di pluralità, così come molteplici sono i destini del giovane Keith e degli amici che con lui condividono la vacanza e l’avventura del tempo e della storia, fino a renderli Tempo e Storia universali. Un romanzo che abbraccia un arco temporale piuttosto ampio che, partendo dagli anni Settanta dello scorso secolo, arriva, ora con una lentezza che può affaticare la lettura e ora con passo più spedito, ai primi anni del Ventunesimo secolo. Una vicenda che tocca temi universali: la ricerca della propria identità, la cattiveria e la meschinità umana, fino ad arrivare all’immaturità di fondo che caratterizza alcuni dei protagonisti. Una lettura non semplice, che richiede concentrazione, attenzione e a volte anche una rilettura; pagine traboccanti di ironia che spesso divertono, a volte confondono, ma sicuramente interrogano ed esigono risposte.