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La vedova innamorata

La vedova innamorata

L’ha trovata il concierge. Stesa sul lato del letto con una gamba penzolante, gli occhi totalmente spalancati, la bocca socchiusa con un rivolo di sangue che fuoriusciva. Maria Luisa aveva circa sessant’anni, secondo Ilir, però non li dimostrava. Lui sa che si prendeva cura di sé e non aveva certo l’aspetto di una donna vicina alla morte. La signora infatti, solo il giorno prima, stava benissimo. A fronte delle tante domande che gli vengono poste dall’ispettore della polizia giunto sul posto, Ilir non sa dire molto altro. L’unica domanda alla quale vorrebbe rispondere in separata sede riguarda la vicinanza con gli albanesi. Ma del resto non è a conoscenza di conflitti all’interno del gruppo turistico né ha notato qualche contatto della turista italiana con altri stranieri. La sua impressione è che non si trovasse molto bene con i suoi connazionali, o che addirittura li ignorasse. La notizia infatti sembra avere palesato quasi una sindrome collettiva di indifferenza nei confronti delle disgrazie altrui. L’annuncio della morte di Maria Luisa non ha sconvolto la quotidianità di nessuno dei turisti, questi anzi appaiono incuranti, sono rimasti allegri com’erano prima della drammatica scoperta del cadavere. Ad Ilir tutto sembra surreale, dalla pace dei turisti italiani alle voci che girano riguardo la vicenda, il concierge del turno di notte afferma addirittura di aver sentito parlare di spionaggi e avvelenamenti. Forse sono loro troppo individualisti, forse è il suo ad essere un parere troppo soggettivo, o forse sono gli albanesi ad avere il complesso della morte...

Inizialmente pubblicato nel 1989 con il titolo L’esumazione di un’amore, nel 2005 il romanzo è stato ristampato con un diverso titolo, secondo la volontà dell’autore. È come La vedova innamorata che approda in Italia, purtroppo solo nel 2021. Il Virgjil Muçi della fine degli anni Ottanta era poco più che trentenne, aveva scritto solo qualche libro per ragazzi, aveva poca esperienza di scrittura professionale e questo ha inciso palesemente nello stile del romanzo, che è ricco fino a diventare labirintico, e mostra un equilibrio non sempre perfettamente stabile tra la trama, i personaggi, gli ambienti, i dialoghi. La vicenda si svolge in Albania nel 1989, l’anno in cui il regime comunista iniziò a collassare, l’anno delle rivolte a Scutari per la demolizione della statua di Stalin, e ovviamente nel romanzo il contesto storico ha grande importanza. Al centro però è la trama, con il suo alternarsi tra passato e presente. La scrittura di Muçi è molto libera, dà l’impressione di essere un liquido che costantemente si adatta ad un intreccio funzionale all’elemento noir in cui la curiosità del lettore viene stuzzicata sì, ma senza mai arrivare all’esasperazione e si percepisce un ordine di fondo, una pianificazione formale accurata e precisa che non solo regola e incatena i tasselli della trama, ma per certi versi rimedia all’entropia della prosa, domandola.