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La vera storia del bandito Ned Kelly

La vera storia del bandito Ned Kelly

Ci sono certe strade che sono quasi obbligate. Se sei nato in un certo luogo, in un certo tempo, dentro a un certo contesto. A un certo punto della vita i sentieri che ti si aprono davanti non sono poi così numerosi. Da un lato la strada per diventare un uomo come tanti: giornate dure, schiene spezzate dalla fatica, molto alcol, speranze che diventano rimpianti nel giro di un battito di ciglia. Dall’altro il sentiero più impervio: pallottole e sangue, violenza, il domani che non sai mai se arriverà, nelle vene più adrenalina che sangue. Ned Kelly non ha dubbi su quale sarà la sua strada, in fondo non ha nemmeno scelta: nell’Australia selvaggia di fine ottocento le scelte in effetti non sono poi molte. L’infanzia turbolenta della sua famiglia gli dà una spinta poderosa, il suo carattere fa il resto. Ha visto troppe cose: un padre che a cui vuole bene solo quando sta in galera; una madre che protegge i suoi cuccioli come una tigre; la povertà, il futuro misero. Ned aspetta solo che la sua mano sia abbastanza grande per impugnare una pistola e che il suo culo sia largo quel che basta per stare in sella a un cavallo lanciato in corsa. Poi sceglie quel che non può che scegliere. Ma non vuole che di sé si dica solo quello che la gente spettegola senza sapere nulla. Vuole che la storia sia raccontata bene, vuole essere lui a scriverla. E dunque la scrive. Per sé innanzitutto, ma soprattutto per la figlia, che un giorno si chiederà chi è stato suo padre. Chi è stato il bandito Ned Kelly...

La vera storia del bandito Ned Kelly è un titolo ambizioso e allo stesso tempo bugiardo. Ambizioso come può essere l’operazione di mettere mano a una leggenda per spostarla su un piano terreno, bugiardo perché di vero, in questo romanzo, c’è solo una versione, quella di Ned Kelly che racconta se stesso. E chi racconta se stesso non dice quasi mai la verità. Carey adotta il punto di vista del personaggio, gli dà carta bianca e gli dice: vai. Poiché è proprio Ned che racconta (la sua storia alla figlia), il linguaggio si adatta di conseguenza. Non la lingua dello scrittore ma quella del personaggio, che quindi è illetterata, a volte confusa, raffazzonata. Lo stratagemma premia in coerenza, ma alla lunga stanca. Prigioniero nella gabbia che si è autocostruito, spesso gli eventi non sono in grado di tenere alta l’attenzione, e nei frequenti intermezzi dell’azione il linguaggio di Ned può risultare alla lunga melmoso. Non sempre l’ambientazione aiuta, anche per chi è appassionato del genere selvaggio west. L’Australia degli albori, terra di conquista e di promesse non tutte mantenute, è uno sfondo lontano i cui contorni vengono raramente messi a fuoco. Una lettura che diventa più interessante non appena si scollina il lungo racconto dell’infanzia e Ned diventa finalmente il bandito, le cui gesta vale comunque la pena conoscere.