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La vera storia di Emilio Salgari

La vera storia di Emilio Salgari

È il 7 settembre 1862 quando nella chiesa di Sant’Eufemia, nel centro storico di Verona, viene battezzato Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari, figlio di Luigi, possidente e negoziante veronese, e della veneziana Luigia. Un anno prima era nato Paolo Luigi Clemente, mentre nel 1864 nascerà Clotilde Clementina Maria. Emilio ha una statura inferiore alla norma, ma ciò non gli impedisce di dedicarsi con passione a varie attività sportive, in alcune delle quali raggiungerà livelli di tutto rispetto. Più complicata è invece la sua carriera scolastica: ripete infatti più volte il medesimo anno di studi (a 16 anni risulta aver superato la prima media), anche se la causa non è da ascrivere a mancanza di capacità. Infatti Emilio non si presenta agli esami di riparazione, dedicando tutto il suo tempo alla lettura di libri di avventura, scritti tra gli altri da Jules Verne, James Fenimore Cooper, Thomas Mayne Reid e Daniel Defoe (in quel periodo non c’è nessun romanziere di avventure italiano), e del famoso “Giornale Illustrato dei Viaggi e delle Avventure di terra e di mare”, fonte inesauribile di informazioni che Emilio appunta con grande precisione. Il desiderio di Emilio diventa sempre più chiaro: diventare scrittore di romanzi d’avventura. Ma da dove cominciare? Dalle appendici dei giornali, prima de “La Nuova Arena” e, dal 1885, de “L’Arena”, dove Emilio si occupa anche di critica teatrale con lo pseudonimo Emilius…

Con questo ponderoso volume Felice Pozzo, uno dei principali studiosi dell’opera salgariana, ha realizzato un compendio, il più possibile esaustivo, della vita del romanziere veronese. L’ambito di indagine è davvero vasto: si spazia infatti dai genitori di Emilio Salgari agli insegnanti, dai vari referenti di giornali e case editrici con cui è entrato in contatto ai pochi amici. Ugualmente ampio è il bacino delle fonti da cui ha attinto l’autore: manoscritti, lettere, documenti ufficiali, contratti, sino alle testimonianze rilasciate dall’ultimo figlio di Salgari. E così tra paragrafi descrittivi, stralci delle opere, box di approfondimento e iconografia varia (in particolare le copertine delle diverse pubblicazioni), accompagnati dalle dovute precisazioni per “smontare” alcune leggende metropolitane, conosciamo sempre meglio un uomo che ha vissuto per scrivere, per scrivere di avventura e che, quasi sempre, ha dovuto scrivere per vivere. La fusione tra il romanziere e la scrittura è ben rappresentata dalla frase che conclude la lettera indirizzata da Salgari ai suoi editori prima di commettere il gesto estremo: vi saluto spezzando la penna. Ma forse, come osservato da Dario Olivero, “Salgari aveva incominciato a morire a mano a mano che il veliero della sua fantasia dal mare aperto si avvicinava alla terraferma: la famiglia, i doveri, il lavoro, il principio di realtà. E quando il veliero entrò in porto, il capitano fu costretto a scendere a terra”.