Salta al contenuto principale

La violenza

La violenza

Anni Sessanta del secolo scorso, estremo Ponente ligure. Antonia Orengo e i suoi genitori sono a tavola. Suo padre, come al solito, sceglie il momento della frutta per dare ordini o imporre i suoi sgradevoli desideri. Questa volta comunica che la sera, insieme ai soliti amici, ha invitato anche Marina Viale, che ha una vera e propria passione per il gelato alla crema. Quindi, aggiunge, è bene farglielo trovare. Poi l’uomo si accende un sigaro ed esce dalla stanza. Antonia tenta di spingere la madre a opporsi a una richiesta tanto umiliante: lo sanno tutti che Marina Viale è l’amante del padre e la ragazza non si spiega come la madre possa accettarla in casa, insieme agli altri ospiti. La donna, però, remissiva come al solito, invita la figlia a non occuparsi di queste faccende, riservate agli adulti. Antonia ha diciannove anni e, secondo la genitrice, certe cose non le può capire. Antonia prova pietà mista a disgusto per la madre e, per sbollire la rabbia, cammina fino al mare e rientra più tardi, in tempo per non ricevere una sgridata dal padre, che è già in compagnia dei soliti ospiti serali. Si tratta di due coppie che, con un servilismo stomachevole, accettano tutto ciò che il padre di Antonia impone loro. La giovane odia il genitore e allo sdegno, alla viltà e alla falsità che vede intorno a sé non sa che contrapporre un desidero estremamente violento: la morte. Sogna che ogni invitato amico del padre muoia. Ma Marina no. Con Marina è diverso. Quando la vede arrivare, per la prima volta, Antonia si accorge che è una bella donna, dal viso docile e dal corpo importante, con un’espressione di tenerezza ad addolcire la parte superiore del suo viso, già dolce di per sé. È diversa da come Antonia l’ha immaginata. Ha sempre pensato che a suo padre piacessero le donne vistose. Marina, invece, ha una bellezza composta e i suoi gesti, così come i suoi abiti, sono quelli di una vera signora. Quella donna le piace. Ecco perché, quando la invita a colazione a casa sua per il giorno seguente, Antonia accetta...

Dopo decenni durante i quali si erano perse le tracce di Marise Ferro - pseudonimo di Maria Luisa Ferro, scrittrice, traduttrice e saggista nata a Ventimiglia nel 1905 e morta nel 1991, moglie in prime nozze dello scrittore Guido Piovene e in seconde nozze del critico letterario Carlo Bo - da qualche anno le sue opere sono state riscoperte e pubblicate. E per fortuna, perché si tratta sempre di lavori molto interessanti, come nel caso di questo romanzo dal titolo lapidario, che consente di evincere senza alcun dubbio il tema che la storia intende trattare. La penna della scrittrice indaga, con precisione chirurgica, il tema, purtroppo sempre attuale, della violenza, quella familiare e privata. Attraente, ricco e apparentemente molto sicuro di sé, Piero Orengo esercita il proprio ruolo impositivo, in una splendida villa del Ponente ligure, sulla moglie Clara, donna di origini più umili che vive in un clima di totale sudditanza psicologica e morale nei confronti dell’uomo. A fare da spettatrice e io narrante della vicenda è la diciannovenne Antonia, costretta dalla volontà del padre a una giovinezza pigra e ignorante, senza amici coetanei con cui confrontarsi. La giovane trascorre le giornate a osservare il comportamento di quell’uomo che detesta e di cui osserva, con disprezzo, ogni gesto. Quando poi fa la conoscenza di Marina, affascinante vedova amante di Piero che vive con Augusta in un’abitazione a strapiombo sul mare, tra le tre donne si crea un legame del tutto singolare e particolarmente intenso. Con una scrittura diretta e raffinata, la Ferro racconta con maestria le diverse facce della donna del suo tempo: da un lato giovane e refrattaria alle regole; dall’altra docile, remissiva e incapace di affrancarsi da una situazione che vede l’uomo dominarla completamente. Tra questi due nuclei opposti si inserisce poi una terza categoria, capace di mostrare alla giovane protagonista una via di fuga preziosa. Un romanzo di formazione al femminile scritto da oltre cinquant’anni ma decisamente attuale, la cui lettura è consigliata soprattutto per mantenere vivida la consapevolezza che, anche nella società odierna, così apparentemente moderna, si annida il dominio della violenza patriarcale, per fuggire dal quale la letteratura in generale continua a fornire un buon rimedio.