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La vista da qui

La vista da qui
“L’immobilità della pietra è forse la metafora perfetta di quanto è accaduto in questi anni in Italia a margine dei temi della rete, il racconto esatto di una graduale inabilità di giudizio che spesso ha stretti legami con l’età anagrafica. La fine della meraviglia come ripiegamento in se stessi, la riaffermazione dei propri rassicuranti punti di riferimento, a tracciare la distanza, ogni giorno più evidente, fra il nostro non capire e il capire dei nostri figli”. Nelle parole dell’autore di questo saggio, misurate, documentate, serene, si riconosce sempre un onesto e sincero rammarico: il dispiacere per tutte le occasioni mancate, l’amarezza di vedere le menti migliori della nostra generazione praticare con eleganza il deprimente vizio di “opporsi con ogni mezzo all’innovazione tecnologica”. Tra il rifiuto della vecchiaia in una delle sue peggiori manifestazioni (“la fine dello stupore”) e le statistiche drammatiche secondo le quali il 34% degli italiani non ha mai, dico mai, usato internet in vita sua, Mantellini affronta, tra gli altri, i tre grandi temi che tornano inesorabilmente quando si parla di cultura digitale: la bolla del filtro, il divario digitale, il copyright… 
Un approccio equilibrato, quello di Massimo Mantellini, giornalista che da oltre un decennio scrive di internet e di tecnologia sul web e sulla carta stampata. Distillato delle pagine del suo blog che dal 2001 rappresenta una bussola per ritrovare la giusta direzione, la via di mezzo fra apocalittici e integrati. Se siete alla ricerca di una riflessione pacata su questi primi 20 anni dall’arrivo di internet nelle nostre vite, allora leggete La vista da qui. Se siete anime belle e bisognose di poesia, le nuove 95 tesi del Cluetrain Manifesto vi stanno aspettando (qui in italiano).