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La vita che ci state rubando

lavitachecistaterubando

Quando soltanto da un paio di settimane si parlava di COVID-19 presente in Italia e da pochi giorni di “pandemia”, nella nostra nazione è scattato il cosiddetto lockdown. Qualcosa di mai visto prima, una restrizione inusitata di libertà personali, certamente di dubbia legittimità costituzionale. Da quel momento è iniziato anche un bombardamento mediatico di notizie inerenti il “nuovo Coronavirus” – come veniva definito all’inizio dell’emergenza - che ha conosciuto fasi e tendenze diverse, a volte molto contraddittorie: ci è stato detto che le mascherine non servivano anzi sì, o meglio sì ma con certi limiti; ci è stato detto che la malattia colpiva in modo mortale o comunque molto intenso soltanto gli anziani o le persone che oltre ad un età piuttosto avanzata avevano delle patologie importanti che rendevano loro troppo difficile reggere all’impatto del contagio, salvo poi di tanto in tanto dare molta enfasi ad alcune morti “giovani” rispetto a tali standard. Ci è stato detto che la malattia poteva essere bloccata solo col distanziamento sociale, salvo non saper spiegare perché tra la prima settimana di marzo e la seconda di aprile 2020 il virus è aumentato a dismisura sia nella diffusione sia nella letalità, quando eravamo a “porte chiuse” e ben controllate; né perché tra la seconda metà di maggio e la seconda di luglio 2020 i dati si sono mantenuti confortanti, nonostante la riapertura. Ulteriore contraddittorietà tra le tante, sotto lockdown sono state trattate tutte le Regioni allo stesso modo e allo stesso livello, sia la Lombardia sia la Sardegna, che inizialmente contagi non ne aveva o quasi; né si è mai spiegato il perché per molte settimane non si siano chiuse le frontiere con i Paesi esteri e poi lo si sia invece cominciato a fare ma con molti, troppi distinguo…

In questo saggio, per certi versi “profetico”, perché viene scritto dopo pochi mesi dall’inizio del lockdown, nell’autunno del 2020, ma anticipa molte delle tendenze e delle problematiche che si sono affacciate anche dopo tale stagione, l’autrice pur non potendosi affatto definire negazionista perché anzi afferma a pieno titolo l’esistenza del virus e la sua pericolosità, mostra – forte di un corredo analitico e statistico di tutto rispetto, posto in appendice all’opera – quelli che dovrebbero essere i veri dubbi che un Paese con una coscienza civile un minimo sviluppata dovrebbe porsi: perché mai i medici di famiglia sono stati legittimati a non andare a curare di persona i malati di COVID-19? Perché coloro che a ciò hanno opposto una sorta di “disobbedienza civile”, quasi additati e ghettizzati per questo, sono stati coloro che hanno avuto successo effettivo e tempestivo nelle cure? Perché per molto tempo si sono sospese le autopsie su molti presunti morti di COVID-19? E, ancor prima, perché la scheda che attesta la morte per COVID-19 si accontenta anche della sola probabilità, anzi possibilità che la causa sia effettivamente tale, anziché della certezza? Per riassumere tutto ciò nel più completo, complessivo e inquietante degli interrogativi, per noi italiani: perché si è gettata la croce addosso ai giovani che non sempre portano le mascherine, o ai “discotecari” della Sardegna dell’estate 2020, invece di parlare ben più chiaro riguardo l’inefficienza sanitaria causata da anni e anni di sprechi e di tagli e la – solo conseguente a ciò– estrema difficoltà di accogliere, in alcune zone, tutti i malati di COVID-19 in strutture adeguate, dato di fatto che ha più che raddoppiato, in Italia, la letalità media europea del morbo? La lettura del saggio, molto completo e ben documentato anche se talvolta un po’ lacunoso in coerenza logica e in stile lessicale, è consigliata a chiunque voglia farsi guidare al raggiungimento di una propria idea priva di preconcetti, fondata perciò sui dati, sull’evoluzione di essi e sulla propria coscienza di cittadino, leso ogni giorno di più nella pienezza della propria vita, della propria affettività, della propria libertà.