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La vita degli animali

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“Nel 2013 gli islandesi hanno votato la parola più bella della loro lingua. È stato scelto un sostantivo di nove lettere: ljósmódir, ostetrica. Nella motivazione della commissione giudicante si dice che il vocabolo riunisce due fra le parole più belle: madre e luce”. È questo il lavoro di Dýja, un lavoro che ogni giorno affronta con amore e sacrificio. Sta arrivando il Natale, la notte artica lascia trasparire solo una piccola striscia di sole, è freddo, ma niente ferma una nuova vita che vuole nascere. Ci sono nove sale parto in ostetricia, all’ospedale di Reykjavík e - dipende dalle giornate - Dýja può seguire da uno fino a tre parti. Sua sorella è meteorologa e le preannuncia un drastico peggioramento del tempo: pioggia, ghiaccio e vento. Come ogni anno Dýja ha chiesto di essere di turno durante le feste natalizie, preferisce accontentare le colleghe che hanno marito e figli ed evitare le riunioni di famiglia. Lei vive da sola nell’appartamento che sua zia Fifa le ha lasciato in eredità. È strapieno di mobili in teak, tendaggi di velluto, oggetti che sono ricordi, dai quali fatica a separarsene. C’è un arazzo fatto da Fifa che mostra la Vergine Maria nell’atto di offrire il seno a Gesù, è una maternità viva, potente e umana. È proprio grazie a sua zia che ha deciso di continuare la lunga tradizione di famiglia, diventando ostetrica. Fifa ha fatto dell’evento della nascita una missione ed è ricordata come una grande ostetrica. I suoi gesti sapienti, le parole sussurrate ai neonati, l’hanno resa speciale, come pure i suoi commenti taglienti: “Qualsiasi imbecille può avere un bambino”. È passato un anno da quando è andata a vivere nell’appartamento e non ha ancora toccato la scrivania di sua zia, è giunta l’ora. Trova lettere di una corrispondenza con un’amica di penna, una serie di articoli pubblicati in varie riviste scientifiche. Mai avrebbe creduto che la mente brillante di sua zia fosse tanto filosofica. In un armadio trova uno scatolone pieno di scritti, sugli animali e sulla loro superiorità in confronto all’uomo, le risuonano allora nella mente le ultime parole di Fifa….

La vita degli animali, tradotto con delicata maestria da Stefano Rosatti, è un libro all’apparenza insolito, che offre tanti spunti di riflessione. Nella trama, consegnati dalle pagine scritte da Fifa, ci sono pensieri filosofici, che portano Dýja e i lettori a considerare la nascita, la vita e la natura da un altro punto di vista. La capacità dell’autrice di indagare nella profondità dell’animo umano, come ha fatto nei precedenti romanzi, in questo ha una forza maggiore. Venire al mondo e abituarsi alla luce. Integrarsi con la natura e gli animali senza distruggerli, anzi prendendo da loro esempio. Temi questi più che mai attuali, narrati con chiarezza e poesia. Sicuramente il tempo in cui è ambientata la storia, a ridosso del Natale, porta più facilmente a fare bilanci e riflessioni. È il tempo della venuta e della speranza e anche per Dýja questo tempo arriva. Una nuova consapevole tranquillità, confortata dagli scritti della zia le faranno apprezzare di nuovo lo stare in famiglia. La vita degli animali, La verità sulla luce, La casualità: sono le tre sezioni dell’opera, in apparenza incompiuta, che Fífa ha redatto con il suo tipico stile stravagante, scrivendo di nascita e morte, luce e tenebre, i rapporti tra tutte le specie viventi. Attorno a questi scritti si inseriscono fatti di vita quotidiana di Dýja, come l’elettricista conosciuto in sala parto, che le chiede di confortare sua moglie che è depressa, mentre le ripara l’impianto di casa; come gli amici che vengono a prendere qualche mobile della zia per fare spazio. Tutto si amalgama e si conclude nella soverchiante bellezza di un’aurora boreale