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La vita di Irène Némirovsky

La vita di Irène Némirovsky
Irène nasce a Kiev nel 1903 da una famiglia di origini ebraiche, di ricchi banchieri, che lasciano la Russia rivoluzionaria per stabilirsi per un breve periodo, in Finlandia e poi, in Francia. E’ in Francia che la Némirovsky passerà un’infanzia dorata e infelice con una madre anaffettiva e severa per cui lei proverà  sempre un sentimento d’amore e d’odio congiuntamente all’assenza di un padre molto impegnato ad accumulare affari proficui. E’ sempre in Francia, a Parigi, che si sposerà, diventerà madre, combatterà contro le ristrettezze economiche e raggiungerà il grande successo. Irène inizia a scrive con metodo, febbrilmente, e con una calligrafia minuscola su dei quaderni; prima delinea uno ad uno i personaggi per poi correggere, togliere e criticare severamente il suo lavoro durante le ore passate alla revisione del testo. Un giorno manda in forma anonima un suo scritto, il David Golder, all’editore Grasset, che lo legge in una notte. La mattina stessa un annuncio pubblicato su di un quotidiano cerca l’autore dello straordinario romanzo: passano tre settimane, durante le quali Irène diventa mamma con un parto difficile e prematuro. David Golder è un romanzo duro, acuto e asciutto; sicuramente - dichiara Grasset - è un uomo il misterioso scrittore.. Ma ecco che nel suo ufficio entra una donna minuta e dall’aria stanca, piccola e certamente non bella che gli dice: “Scusatemi se non sono venuta prima.. ma sono appena diventata mamma. Sono l’autrice di David Golder”. E’ Irène Némirovsky, e Grasset ha tra le mani un prodigio. Il romanzo esce prima di Natale ed è un successo, diventa in pochi giorni argomento da salotto e la critica ne è entusiasta, si grida al capolavoro e si diffonde l’incredulità  per una crudezza che finora è stata esclusivoo appannaggio dell’uomo-scrittore per cui, si chiedono in molti, come una donna abbia potuto scrivere un libro senza sentimentalismi e soprattutto senza aggettivi di troppo.. molti altri lo sconsigliano alle fanciulle perché non ritenuto adatto alla loro sensibilità. Irène continuerà a scrivere, ma sono tempi bui; nessuno vuole pubblicare gli scritti di un ebrea e per di più straniera e, per potersi mantenere (il marito ha perso il lavoro) pubblicherà alcuni racconti sotto falso nome fino al suo arresto. Già, perché sarà proprio a Parigi che verrà arrestata nel 1942: destinazione Auschwitz. Pochi mesi all’inferno, perché il 19 agosto 1942 Irène Némirovsky ci muore, ad Auschwitz. Il certificato di morte la dichiarerà deceduta per “un’influenza” che nel linguaggio dei campi di concentramento significa un’epidemia di tifo. Aveva trentanove anni. Il marito disperato aveva fatto di tutto per cercare di liberare la moglie, ma anche lui è stato imprigionato ed è morto in una delle camere a gas di Auschwitz. Prima però ha fatto promettere a Denise, una delle sue due figlie, che non si separerà mai dal manoscritto a cui stava lavorando sua madre prima di essere deportata e che rimarrà purtroppo incompiuto: il suo capolavoro, Suite française. Il destino si manifesta con le sembianze di un alto ufficiale tedesco che si trova davanti due bambine e alla loro tutrice: è allora che estrae dalla tasca la foto di una bambina bionda come Denise e dice alle tre: “Avete quarantotto ore per sparire”. Seguiranno tempi di rifugi di fortuna, fughe e documenti falsi e una valigia piena di quaderni. Suite francese rimarrà per un decennio in un cassetto, poi Denise Epstein - munita di una lente d’ingrandimento e della sua promessa - deciderà di batterlo tutto a macchina e il resto, come si dice, è storia...
Signore e signori, sotto i vostri occhi una delle migliori scoperte o riscoperte letterarie degli ultimi quattro anni: Irène Némirovsky. Lasciate che queste pagine vi aiutino a ripercorrere la sua vita, una vita scritta come un romanzo perché sia che la conosciate già o che non la conosciate affatto con lei si tratta sempre o quasi di amore a prima lettura. Mi accorgo che questo volume è stato stampato con il contributo del Ministero Francese della Cultura, e penso al fatto che alla Némirovsky nonostante molte domande e una conversione al cristianesimo, in vita venne sempre rifiutata la cittadinanza francese. Così va il mondo, no?