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La vita di Isidor Katanić

La vita di Isidor Katanić

Eppure, in gioventù, qualche talento credeva di averlo avuto. Una naturale predisposizione verso le arti e la bellezza in genere, poi spazzata via – o meglio sarebbe schiacciata via – dall’irrompere nella sua vita della moglie Margita, detta il Kobra, e di quel loro – davvero? – figlio Tigran, la Tigre. Soverchiato da quei due pesi massimi di acidità, dispotismo e meschinità, Isidor Katanić si era vieppiù fatto simile in tutto e per tutto al suo nomignolo: Zeko, “il coniglietto”. Il grigio della mestizia scolorava pian piano ogni sua sfumatura emotiva, e quel poco che rimaneva di quel suo talento e di quella sua “mano leggera” lo spendeva come calligrafo presso l’Ufficio delle onorificenze reali, a Belgrado. Le giornate, scandite dai compiti impartiti dall’avidità borghese della moglie, scorrevano via senza fare rumore. A scorrer via con un gorgoglio vitale, un brillio d’entusiasmo e un sussulto di giovinezza c’era invece l’acqua della Sava, che accarezza la città in quel suo angolo in cui ripara un variopinto assortimento di vite umane marginali. Marginali e vitali, dimenticate dalla patina del buon costume e delle maniere, lontane dalla malcelata ingordigia di beni materiali propria dei bravi cittadini. Vicino alle acque della Sava, Isidor sente il sangue tornare a scorrergli nelle vene. Sente i primi fuochi d’una ribellione tutta sua – verso la moglie e la sua autorità – che poi confluirà in una ribellione collettiva. Qualche mese dopo, infatti, Belgrado è bombardata e poi occupata dai tedeschi; i cadaveri sono appesi ai lampioni delle strade. Ai giovani della resistenza partigiana che iniziano a organizzarsi nelle cantine e nei villaggi e i quali debbono costantemente falsificare documenti, visti e lasciapassare, le doti di un vecchio calligrafo sono certamente utili...

Durante la Seconda guerra mondiale, Ivo Andrić non ebbe alcun ruolo attivo e quando fece ritorno a Belgrado da Berlino lavorò intensamente ai libri che sono riconosciuti come i suoi capolavori: La cronaca di Travnik, Il Ponte sulla Drina e La signorina. Il racconto lungo o romanzo breve La vita di Isidor Katanić esce nel 1948 e molti critici lo hanno frettolosamente relegato fra le opere meno riuscite del futuro premio Nobel, sottolineandone specialmente un presunto carattere di ossequioso tributo al Fronte di Liberazione. In questo romanzo, la vita insignificante di Isidor Katanić acquista un senso dentro e grazie al movimento di Liberazione, momento di riscatto collettivo a fronte non solo dell’occupazione nazista, ma anche del piatto individualismo della vita borghese. La vita di Isidor è segnata da un paio di scartamenti fondamentali, due deragliamenti dalla prevedibilità benpensante che lo riporteranno in vita: il riavvicinamento alla natura – la Sava – e la conoscenza, attraverso le nuove generazioni, di un messaggio politico di riscatto e di liberazione dentro al quale sentirsi utile. C’è qualcosa di pirandelliano nei momenti topici nei quali Isidor prende coscienza; attimi di consapevolezza che cambiano il corso di una vita. Sebbene all’interno del corpus di Andrić questa appaia come un’opera laterale, anche qui l’autore conferma la sua meravigliosa maestria nello scavo psicologico e sociologico dei personaggi, sempre condotto sul filo di una sanissima, straniante e divertita ironia. Un plauso importante va rivolto alla traduttrice che è stata capace di restituire in italiano la vivacità e la raffinatezza della lingua di Andrić.