Un impiegato starnutisce per errore sulla nuca di un suo superiore durante una rappresentazione teatrale. Chiedergli scusa diventa una specie di ossessione. Due cacciatori si trovano ai confini del villaggio di Mironosickoe, sono il veterinario Ivan Ivanyč e il professore di ginnasio Burkin. È notte, eppure non dormono, Ivan Ivanyč è fuori e fuma la pipa. Burkin è fuori, sdraiato sul fieno. Come spesso accade a due uomini costretti a una pausa forzata, iniziano a raccontarsi storie. Mentre parlano di persone che non escono mai di casa, la conversazione ricade su un professore di greco, un certo Belikov. Era noto perché, anche nella bella stagione, aveva l’abitudine di uscire con calosce, ombrello e un cappotto imbottito. Tutti i suoi oggetti più cari avevano una custodia e lui stesso era, per così dire, un uomo nell’astuccio. Una persona che voleva proteggersi a tutti i costi dalle influenze esterne. Un’altra volta, i due cacciatori sono sorpresi da un temporale. Attirati dal rumore di una spulatrice, incontrano Alëchin, un proprietario terreno al di fuori dell’ordinario, che dà loro ospitalità e la possibilità di fare un bagno per togliersi lo sporco di dosso. Il giorno dopo i due commentano alcuni pettegolezzi di cui sono venuti a conoscenza a casa di Alëchin: la bella Pelageja, che la sera prima si era presa cura della loro stanza, era innamorata del cuoco. Tuttavia, poiché lui era un tipo violento, non voleva sposarlo, ma era contenta di mantenere la relazione così com’era. Da questo spunto, i due si addentrano in una conversazione sulla natura dell’amore. Sono le dieci di sera di una notte di luna piena e Nadja esce nel giardino. Fervono i preparativi per la tavola e la nonna è impegnata sul suo sontuoso abito di seta. Nadja sognava di sposarsi da quando aveva 16 anni e ora, giunta all’età di 23 anni, era ormai vicina a coronare il suo sogno con Andrej. Eppure, la ragazza sente di non essere felice e di notte è assalita da un’inquietudine che le toglie il sonno…

Durante il corso della sua esistenza bruscamente interrotta dalla malattia, Anton Čechov scrisse 650 racconti che esplorarono sui registri più diversi, dal comico al tragico, la quotidianità eccezionale dei suoi connazionali. Anche se Čechov non va esplicitamente nel fantastico come Gogol’ e i fatti di cui parla potrebbero essere avvenuti (e in qualche caso lo sono: Čechov attingeva spesso dalla realtà e dalla cronaca dell’epoca), c’è sempre un aspetto che trascende la vicenda singola e mette in luce, in modo universale, ciò che vuol dire essere umani. Ad esempio, c’è qualcosa di terribilmente fantozziano nell’impiegato che con uno starnuto spruzza il suo superiore durante la visione di un vaudeville e che cerca poi di chiedergli perdono in tutti i modi. Il sistema dei gradi imposto da Pietro il Grande è una grande prefigurazione della burocrazia e delle gerarchie moderne, con tutte le idiosincrasie e le potenzialità sia comiche che drammatiche. La cornice dei cacciatori che si raccontano storie, espediente tipicamente turgeneviano, è anch’esso un motore di esplorazione della realtà e in questo caso abbiamo quasi una trilogia dei cacciatori. Secondo l’idea originale dell’autore avrebbe dovuto essere una serie in quattro “puntate”, ma la tubercolosi gli impedì di portare a termine il progetto. Il pregio di questi piccoli quadri sta nel riportare in modo vivace la realtà di intellettuali che camminano nella campagna russa con il fucile in spalla. In effetti è difficile distinguere la “cornice” dal “contenuto”, per quanto siano percettibili a livello sensoriale il fango, la pioggia e la fatica dei cacciatori. La loro stanchezza diventa anzi un amplificatore per cogliere quello che di solito Ivan e Burkin non sarebbero forse in grado di notare, ciò che lo stesso titolo della raccolta sembra indicare, quanto cioè la vita sia orribile e meravigliosa. Dietro a questa raccolta c’è un’operazione assolutamente arbitraria, ma è la stessa natura dei racconti di Čechov a prestarsi a questo tipo di edizioni che, accompagnate da traduzioni nuove, sono sempre una ventata di aria fresca nel recupero dei classici della letteratura russa.