Salta al contenuto principale

La vita paga il sabato

La vita paga il sabato

Il commissario Arcadipane viene svegliato in piena notte per una emergenza: qualcuno ha segnalato, con una telefonata anonima, la presenza di un morto in uno sperduto borgo di montagna nel cuneese. Arrivato a Clot, paesino di soli trentasette abitanti sperduto tra le valli, Arcadipane scopre l’identità della persona uccisa: si tratta di Terenzio Fuci, romano di ottantasette anni, noto per essere un famoso produttore cinematografico nonché fratello di Amilcare Fuci, esponente di spicco della Democrazia cristiana, a sua volta morto nel 1988. Fuci è stato strangolato all’interno della sua Jaguar XJ40 utilizzando un filo elettrico ma l’assassino non ha lasciato la minima traccia né all’interno dell’auto né sul prato dove il veicolo è stato ritrovato. L’unico segno è una piccola macchia di sangue sul sedile del passeggero. Con ogni probabilità il sangue appartiene alla moglie di Fuci, la famosa Vera Ladich, ex attrice che aveva fatto innamorare di sé gli spettatori di mezzo mondo, meritandosi per il suo sguardo magnetico il soprannome di Mademoiselle le look, prima di ritirarsi a vita privata. Da una rapida verifica emerge che Fuci e la Ladich avevano in effetti raggiunto l’abitato di Clot il giorno prima, ma ora della Ladich non c’è nessuna traccia, sembra essere sparita nel nulla: è stata rapita? O forse il misterioso assassino ha ucciso anche lei? Fin dalle prime mosse, l’indagine mette in luce la presenza di diverse cose che non tornano. Arcadipane scopre infatti che Vera Ladich, che secondo i documenti depositati presso l’unico albergo di Clot sarebbe nata a Basovizza nel 1944, in effetti si chiama Anna Mattalia ed è nata proprio a Clot nel 1946. L’incontro tra lei e Terenzio Fuci risale al 1958, al tempo della costruzione della diga di Clot. Fuci, che all’epoca accompagnava il fratello in visita alla diga, fu colpito dal volto di quella ragazzina e la portò con sé a Roma, deciso a sposarla e a fare di lei una grande attrice. Da quel giorno i due hanno condiviso vita e lavoro, ma ora che Terenzio è morto e Vera è sparita forse è giunto il momento di fare luce sulle vicende che li hanno legati per tutti questi lunghi anni...

La vita paga il sabato è il quarto episodio che vede come protagonista la coppia di investigatori Bramard e Arcadipane dopo Il caso Bramard (2014), Così giocano le bestie giovani (2018) e Una rabbia semplice (2021). Questa volta Longo ci porta tra le montagne del cuneese, in un romanzo che riesce a restituire gli aspetti ruvidi, per non dire omertosi, di una piccola comunità che è sempre vissuta in una sorta di totale isolamento dal mondo e che non è per nulla disposta a condividere i suoi piccoli e grandi segreti con i forestieri. Riuscire a penetrare in questo muro di silenzio quasi impenetrabile non è facile ma Arcadipane e Bramard, con l’aiuto di validi aiutanti di contorno che l’autore caratterizza in modo assai convincente, sapranno districarsi tra le mille complicazioni di una indagine che si alterna tra tanti piani differenti. Le vicende private dei vari personaggi si intrecciano infatti con i fili intricati di una vicenda che congiunge il minuscolo abitato di Clot con i grandi palazzi dell’economia e della politica di Roma. Sentimenti privati e incarichi pubblici, infatuazioni romantiche e interessi economici, motivazioni legate a un sentimento di amore purissimo in grado di attraversare una vita intera o a furori ideologici che sembrano sconfinare nel fanatismo religioso si mescolano dando vita a un romanzo che sa essere di volta in volta duro come la roccia dei monti e struggente come lo sguardo in macchina di una bella attrice.