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La vita in tasca

La vita in tasca

Malik vive in una delle piccole case bianche vicino al fiume insieme a sua madre Fara. Quando, dopo aver attraversato due villaggi, rientra da scuola, capita spesso che trascorra buona parte del suo tempo accucciato sotto la vecchia lampada a olio della casa del capovillaggio, con un libro aperto sulle ginocchia. Tutto ciò che gli scorre incontro assume un diverso significato attraverso i libri. Malik ama le parole e i numeri e oggi la maestra Hélène gli ha messo un dieci in matematica. Il ragazzino è molto bravo a scuola e Fara è davvero fiera di lui. La donna ripensa alle parole contenute nell’ultima lettera ricevuta da suo fratello Zuri, che ripete che un ragazzino con le potenzialità di Malik avrebbe un futuro lì dove si trova lui, a Nizza. Ecco perché Fara se ne sta seduta al tavolo dell’ingresso, quello su cui di solito si occupa delle sue sculture. Ora, invece, sta armeggiando con la stoffa impermeabile di una giacca scura. Cuce nella fodera tutto ciò che può servire per un viaggio. Malik ha tredici anni ormai e, ora che la scuola sta per finire, la donna sa che il figlio potrebbe davvero andare lontano, oltre quel maledetto deserto che ha inghiottito il padre del piccolo, e diventare, magari, un medico. Suo figlio deve osare, pensa Fara, che si è già accordata con lo zio Paki. Verrà a prenderlo a giorni, per condurlo appunto verso un nuovo futuro. Fara deve solo trovare il coraggio di confessarlo al piccolo, pensa mentre si appresta a nascondere la sua ultima pagella tra la fodera e il tessuto della giacca. Intanto, da un’altra parte del mondo, Mattia è seduto alla scrivania della sua stanza e ha il libro di geografia, malandato e aperto, su un ripiano. Quella scrivania pare piuttosto vecchia. In realtà il fattorino dell’Ikea l’ha consegnata lo stesso giorno in cui, tre anni prima, il padre di Mattia, Augusto, è passato a trovare il figlio per l’ultima volta. La nonna materna di Mattia definisce Augusto il desaparecido, ma al ragazzino la battuta non fa ridere per nulla...

Una storia dolorosa, il cui fulcro si consuma in una notte di vita e di morte; una notte che accomuna due anime fragili e forti, segnate dalla vita e da due destini che si somigliano, se non altro nel futuro incerto di cui entrambi si fanno portatori. Mattia vive con la madre divorziata e alla ricerca di una serenità che le sfugge tra le dita. Il ragazzo ha problemi a scuola e rischia di impantanarsi in un brutto giro, che lo ha liberato dagli episodi di bullismo di cui è stato vittima ma lo ha costretto a firmare, inconsapevolmente, la condanna a un futuro nel quale il rischio di perdersi è una certezza. Anche Malik vive con la madre vedova, ma in Ghana. È bravo a scuola lui, soprattutto in matematica. La sua pagella, un continuo ripetersi di dieci, diventa la sua principale dote, quella che la madre gli cuce all’interno di una giacca prima di affidarlo a uno zio che, come Caronte, lo deve traghettare verso un domani che porta il nome della speranza e del successo. O, per lo meno, dovrebbe farlo. In realtà la vita, come al solito, è in grado di cambiare anche le carte che si tengono saldamente in mano e di trasformare un poker d’assi in una inutile successione di semi diversi, incapaci di mantenere le promesse di una vittoria assicurata. Le mani vincenti di Mattia e Malik cambiano la stessa sera, quella in cui la speranza di un extra comunitario si scontra con le acque scure e profonde del mare, mentre i sogni di un adolescente milanese si schiantano contro l’abisso di una notte buia e di un parabrezza infranto. Con la levità di chi sa arrivare alle spalle del lettore in punta di piedi e avvolgerlo nell’abbraccio di una scrittura delicata ma capace di bucare il centro del petto con la potenza di una freccia, Simona Sparaco racconta temi a lei da sempre cari - i legami familiari, la difficoltà del vivere, la forza dei numeri, la fragilità dell’infanzia e la necessità di trattarla con cura - e lo fa mettendo in luce la paura del futuro, filtrata attraverso uno sguardo adolescente, e la ricerca di salvezza che abita ciascuno di noi. Una storia potente, di perdizione e salvezza, di solitudine ed empatia, di abbandono e ricerca della felicità. Un racconto di speranza, capace di mostrare l’autenticità di un’umanità ancora capace, nonostante tutto e per fortuna, di sorprendere e stupire.