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La vocazione di perdersi

La vocazione di perdersi

Nella bellezza misteriosa di un orizzonte non c’è solo la grandezza della natura, ma si nascondono tutte le possibili strade che possiamo intraprendere; l’incertezza della strada non è andata persa nel XXI secolo, chi si mette in cammino può ancora decidere di lasciare carte e bussola a casa per ricongiungersi con la natura nomade e migratoria della nostra specie. Un tempo l’uomo, cacciatore e raccoglitore, seguiva i mutamenti di clima e risorse e, non ultima, la voglia di scoprire qualcosa di nuovo, senza sentieri o cumuli di pietre a segnare l’orizzonte. L’unico riferimento era quello degli astri… Ma persino Milano, che non ha orizzonti, può diventare un terreno di esplorazione inaspettato, seguendo le strade con l’intuito di chi ricongiunge i monumenti camminando a vista, tracciando mappe mentali…

La vocazione di perdersi è principalmente il resoconto del viaggio di Franco Michieli e compagno in Lapponia, ma non è un libro di consigli per viandanti: non è per sola vocazione che si possono lasciare tenda, fornello e GPS a casa per attraversare a piedi la Norvegia. È piuttosto un libro sulla filosofia del viaggio: possiamo infatti riscoprire la libertà di perderci anche in ambienti più domestici, a patto di non avere fretta di rientrare a casa (diceva un cosa del genere anche Bilbo Baggins ne Il Signore degli Anelli: “È pericoloso, Frodo, uscire dalla porta. Ti metti in strada, e se non dirigi bene i piedi, non si sa dove puoi finire spazzato via”). Michieli arricchisce il libro di altri aneddoti, di riferimenti sulla storia dell’uomo, delle migrazione e dei viaggi di esplorazione. Una breve lettura per chi non ha paura degli imprevisti, ma potrà risultare più lontana a chi non ha già dimestichezza con l’escursionismo.