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La voce invisibile del vento

La voce invisibile del vento
Un quadretto famigliare di vacanzieri in cerca di tranquillità e riposo: Julia è provata dalla quotidianità di neo-madre e maître d’hotel, Felix è investigatore presso un’agenzia assicurativa e ha il dono di una grande capacità d’osservazione analitica, dalla quale si sforza di tenere al sicuro l’amore. Due caratteristiche che hanno permesso alla coppia, in circostanze particolari, di conoscersi, innamorarsi e mettere su famiglia. Una sola dimenticanza nei preparativi per la loro fuga verso un soggiorno costiero, cui si potrebbe facilmente porre rimedio, sconvolge i loro piani e le loro vite. Julia si allontana dal marito e dal figlio di sei mesi: l’estraneità del luogo inesplorato non facilita il ricongiungimento, impresa resa ancora più insensata del fatto di trovarsi in un luogo che le appare così familiare e inspiegabilmente irreale, tra un intreccio di vie labirintiche, popolate da volti di cui ricorda nomi e particolari, ma che non ha ancora conosciuto. Felix cerca di ricondurla a sé e per questo inizia a scavare nella vita della compagna, fino a scoprire segreti difficili da accettare. Ma l’unica possibilità per la donna di ritrovare la strada verso i suoi cari è quella di seguire se stessa e il suo istinto: può affidarsi soltanto alla voce del vento, che alterna l’aroma del sale alle voci dei suoi famigliari e ai profumi della sua vita…
La voce invisibile del tempo è cronologicamente precedente all’opera che ha consacrato Clara Sánchez al successo internazionale (Il profumo delle foglie di limone, ed. italiana 2011), pur essendo editata in Italia dopo il raggiungimento della notorietà. Rispetto al suo bestseller, caso editoriale unico, questo lavoro è sicuramente più acerbo. Caratteristica riconducibile alla Sánchez è l’originalità delle storie che tesse nelle sue opere e il suo interesse nell’indagare realtà umane difficili e concrete, fortunatamente poco frequenti. S’intuisce un lavoro meticoloso di ricerca, precedente a quello di stesura del testo. Studio che, tuttavia, non è completamente assimilato nella trama, rimanendo in superficie e non mimetizzandosi con il ritmo della narrazione quasi che lo sforzo di ricondurre il tutto a dati reali, che non possono essere forniti nel caso particolare (indagine delle capacità umane e del mondo onirico) come scrive più volte nel testo la stessa Sánchez, abbia completamente assorbito l’autrice. Questo impegno ha prodotto, quindi, personaggi non troppo robusti, non resi reali da uno studio psicologico ben strutturato e necessario, cosicché da risultare omologati, con un modus agendi abbastanza uniforme. Ad essere esplorato in queste pagine è l’inconscio che si manifesta, a briglie sciolte, attraverso l’esperienza di un lungo periodo di sonno cronologico. È la protagonista a farsi carico di questo compito e il risvolto di questa esperienza è portato alla luce da quella del marito, il quale cerca di ricostruire il modus percipiendi che Julia ha di se stessa e della realtà circostante, attraverso l’esperimento del sogno lucido. L’alternanza delle due voci, filtrata da quella del narratore esterno, permette di inscenare un felice gioco di ruoli e di descrivere lo svolgimento dei fatti sia nell’al di qua che nell’al di là, ossia nella realtà vera e nel mondo parallelo costruito dalla mente di Julia. Questa realtà intellettiva è costruita dalla donna attraverso la propria memoria, cui non riesce ad accedere, se non per attingere irrisorie informazioni, necessarie all’inconscio per questa costruzione nella quale può continuare ad esistere. Ne risulta un mondo ribaltato, apparentemente “reale” per chi lo popola, l’unico possibile, ideato nei minimi dettagli. L’autrice determina, attraverso questo espediente, un filo rosso tra gli stimoli esterni dati al corpo della dormiente e alla sua mente e la percezione onirica che ne influisce l’assimilazione: per quanto possibile, vengono integrati nella costruzione psichica e spiegati irrazionalmente, anche attraverso credenze di tipo religioso o spirituale. Per quanto i contenuti scelti dalla scrittrice spagnola per i suoi lavori siano interessanti e sviluppati in maniera originale, e nonostante una scrittura semplice e fluida, il lavoro finale di questo romanzo risulta, tutto sommato piatto, privo di grandi colpi di scena (quegli esistenti sono affidati al lettore come elementi secondari e diluiti nel corpo della narrazione, quando non appena accennati e abbandonati). Non si rileva, inoltre, nello stile della Sánchez quel tocco personale che renda la sua scrittura veramente unica e personale e i suoi scritti immediatamente riconoscibili.