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La voragine

lavoragine

Juliette e Nico hanno un piano: chiudersi in una vecchia villa abbandonata (appartenente a Porfirio, un conoscente di Nico che ha dato loro le chiavi), barricarsi dentro, vivere per alcuni giorni soltanto di alcool, droga e sesso, rinnegare quindi ogni ordinamento sociale e raggiungere infine il massimo grado di ribellione possibile: morire in un atto di estrema estasi fisica e mentale. Tutto qua. A dire il vero, però, questo è il piano di Juliette (che non si chiama neppure Juliette, a essere precisi). Lei, stufa delle imposizioni della società, ha deciso infatti di mettere in piedi questa spettacolare rivoluzione per annientare tutti i preconcetti morali che l’hanno assediata da sempre. Nico ha accettato di seguirla, ed è teoricamente consapevole di cosa lo aspetta, ma è chiaro sin da subito che non ha la stessa ferma convinzione di lei. Se però loro si trovano in una situazione molto strana ed estrema, scopriranno presto che la casa in cui si sono infilati nasconde lati altrettanto misteriosi e al limite della normalità. C’è difatti una metà della costruzione, a detta di Porfirio pericolante, a cui si può accedere soltanto tramite una porta chiusa con un grande lucchetto; eppure, appena arrivano, i due ragazzi scoprono che quella porta è già aperta…

Galli è un fumettista con alle spalle una carriera di tutto rispetto, difatti copertina e illustrazioni del libro sono sue. Con questo romanzo, suo esordio nel mondo della narrativa, cerca di rappresentare un mondo adolescenziale affascinato da comportamenti estremi e incurante dei rischi. Inoltre, almeno in principio, incuriosisce il lettore con una serie di misteri che si accumulano pagina dopo pagina. Il problema, però, è che l’autore sembra voler fare il passo più lungo della gamba: è palese il desiderio di non limitarsi a raccontare una storia ma di raggiungere un livello artistico e letterario più alto, ma questa rimane a mio parere un’ambizione teorica e non un traguardo raggiunto. Lo stile finisce anzi per suonare spesso artefatto, e molte riflessioni dei personaggi che sarebbero potute diventare i punti di forza del testo, si rivelano poi troppo banali e prevedibili. Anche dal punto di vista narrativo, lo scioglimento degli eventi risulta improvviso e quasi casuale (accentrando tutto sul tema dello stupro in modo repentino e imprevisto), e il mistero celato dietro alla casa finisce per essere tanto teorico da essere pressoché insignificante. La prima parte, dove i ragazzi sono ancora soli e si lasciano andare a ogni tipo di eccesso, in fin dei conti risulta quindi più riuscita, dal momento che cerca di trovare quantomeno una voce stilistica interessante e personale.