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L’abisso è ovunque

Alberto ama la solitudine dei boschi e passeggiare per lunghi sentieri, “I grandi alberi gli ricordavano la solidità della famiglia che aveva perso e che ancora non era riuscito a ricreare”. Ad un bivio imbocca una strada nuova, incerta, che lo fa sprofondare in un baratro di orrore e disfacimento… Telegiornale. Le guerre nel mondo sono finite, e tanti altri mali sono spariti dalla faccia della terra: corruzione, disuguaglianza nella distribuzione delle ricchezze, l’alto tasso d’inquinamento e gli omicidi di qualsiasi natura (le uniche violenze che resistono sono quelle contro se stessi). Un altro mondo, ‘ripulito’, sta prendendo piede, quello dei social. Con il passare del tempo, però, la violenza repressa deflagra, e per la strada avviene il primo omicidio dopo anni… Piccola città di provincia. Tommaso e Giulia sono una coppia, e cercano di avere un bambino. Lui sta tornando a casa da solo in piena notte dopo una serata passata fuori, e un’aria sinistra sembra avvolgere il quartiere, da cui emerge in lontananza una figura umana con testa deforme. Tempo dopo Giulia rimane incinta, ma ha un’aria inquieta. Si ritrova nelle strade ancora deserte durante la notte, ossessionata da incubi e strane apparizioni: ad ogni angolo di strada incontra il proprio cadavere steso a terra, esanime… Mattia Preti è un artista, omonimo del pittore del XVII secolo. Un’importante casa editrice lo contatta per una storia illustrata sulla contemporaneità, una storia che racchiuda le istanze del nostro tempo attraverso delle macabre allegorie…

L’abisso è ovunque di Roberto Donati e Gianluca Borgogni è un graphic novel in bianco e nero dai toni cupi, disperati, apocalittici oserei dire. Diviso in cinque capitoli, racconta storie indipendenti, ma ciò che le accomuna è l’abisso, di cui tutti i personaggi fanno esperienza. “Questo Abisso è Ovunque, dietro ogni anfratto, celato persino dietro le apparenze di una quotidianità rassicurante, come una piccola città di provincia, o in una semplice passeggiata in un bosco’’, così si pronuncia Alessandro Bianchi nella prefazione. Il suo è un invito a esorcizzare, attraverso l’arte e la sua funzione catartica, non solo le zone d’ombra della nostra psiche, ma anche le zone d’ombra della società in cui viviamo, popolate da archetipi di eco junghiana che si rigenerano continuamente. L’arte infatti gioca un ruolo importante, in quanto ha il potere di affrontare demoni e orrori inconsci rigettati dal materialismo meccanicista (due, inoltre, sono le esplicite citazioni alla storia dell’arte: Il bacio di Klimt, in cui i due amanti però sono in preda alla disperazione, e L’urlo di Munch, un urlo di orrore che emana la giovane donna alla vista del suo cadavere). Nel secondo capitolo il mondo sembra che si sia ripulito, e che non ci sia più traccia di atrocità e male. Un omicidio irrompe in questo eden, come una conseguenza alla ventata di bontà che sembra voler cancellare di punto in bianco i crimini e gli aspetti più istintivi e brutali dell’uomo. Durante l’omicidio tutte le persone filmano con lo smartphone senza intervenire, e i commenti al video postato in rete sono commenti in tempo reale. La dimensione collettiva (nonché critica sociale) avviene solo in questo capitolo, dopo di che negli altri la vicenda è più intima, ha più a che fare con le inquietudini e i deliri onirici individuali, slegati da un contesto sociale propriamente detto. L’abisso è ovunque si propone quindi come una ricerca, un’indagine psicologica nei meandri della mente umana che supera il genere horror, ma che al contempo ne assorbe gli aspetti principali.