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L’abisso non ci separa

L’abisso non ci separa

Elona Aliko nasce in Albania nel 1985 e l’8 agosto del 2000 è costretta a lasciare il suo Paese per emigrare in Italia. Conserverà per tutta la vita il ricordo della mattina della partenza, l’enorme tristezza per dover abbandonare ogni oggetto, ogni luogo e ogni persona della sua vecchia vita, con lo scopo di raggiungere una destinazione sconosciuta dove ricominciare completamente dal nulla. Sensazioni assai forti, che uniscono Aliko a Francesca Pennacchi, malgrado a separare le due adolescenti ci siano settant’anni di storia dell’emigrazione... Francesca nasce a Marina di Carrara nel 1929 e nel settembre del 1937 deve partire con la madre per Addis Abeba, nell’Africa Orientale Italiana, per raggiungere il padre. Quest’ultimo è uno dei tanti italiani che, seguendo le direttive del Regime Fascista, ha evitato l’emigrazione nei Paesi stranieri per indirizzarsi nelle colonie dell’Impero d’Italia. Con Aliko Francesca condivide la stessa sensazione di abbandono, la consapevolezza di dover affrontare senza avere ancora gli strumenti culturali indispensabili la separazione dal proprio piccolo universo, per andare incontro all’ignoto… Carola Zanchi nasce a Sansepolcro nel 1922 e nel 1947 le estreme ristrettezze economiche la spingono, insieme al marito e al figlio ancora neonato, a emigrare in Argentina, affrontando un viaggio che, come spesso accadeva, prevede sofferenze e rischi notevoli. In mezzo all’Oceano, la giovane aretina vede diffondersi sul piroscafo un’epidemia che colpisce molti bambini e teme per la vita di suo figlio. L’arrivo a Buenos Aires e i primi soccorsi rassicurano Carola, la sua famiglia è salva, ma lei non dimenticherà mai la dura esperienza del viaggio che ha dovuto affrontare, per realizzare il suo sogno di avere una seconda opportunità nella vita… Dominique Boa nasce in Costa d’Avorio nel 1988. Figlio di un padre poligamo, è l’unico dei suoi fratelli a compiere un percorso di formazione scolastica fino alla frequenza universitaria, ma la precoce e assai intensa attività politica nel fronte popolare che porta avanti parallelamente agli studi, lo mette in grave difficoltà con lo scoppio della guerra civile nel 2010. Dominique capisce che l’unico modo per salvare la sua vita è emigrare dalla Costa D’Avorio, come era accaduto per Carola Zanchi oltre sessant’anni prima deve affrontare un viaggio lungo e pericoloso, di cui è impossibile prevedere l’esito. Il giovane ivoriano attraversa il deserto e il Mar Mediterraneo fino a giungere in Italia…

Fin dal titolo della sua opera, Maranesi si rivela interessato alla continuità del fenomeno storico, nella fattispecie della storia delle migrazioni, nella convinzione che spostarsi da un luogo all’altro per necessità sia un comportamento innato, presente fin dalle origini del genere umano, dai grandi movimenti migratori degli ominidi che permisero ai primi africani di raggiungere gli altri continenti. L’autore dimostra la continuità tra la storia migratoria degli italiani, iniziata nei grandi numeri verso il tramontare del XIX secolo e conclusasi negli anni settanta del Novecento, e le vicende dei popoli africani e asiatici che vedono oggi nel nostro Paese un punto di riferimento per fuggire dalla guerra, dalla fame e dalle persecuzioni politiche. Simili sono gli intenti e simili le sofferenze per raggiungere l’ambita integrazione nelle società straniere, come simile è la gioia che si prova dopo avercela fatta. Lo studio di Maranesi appare in linea con le tendenze della recente ricerca storica, che valorizza le fonti dirette scritte da persone comuni, utili a fare luce sulle vicende dei popoli, ma che coincidono anche con i grandi eventi della storia. Ecco perché L’abisso non ci separa si compone prevalentemente di lettere e diari di emigranti, riportate nella loro forma originaria con le inesattezze grammaticali e gli errori di ortografia, a cui fanno da corredo i commenti dell’autore che cerca di far capire al lettore come le testimonianze storiche alla base della sua ricerca, possano dare un’immagine fedele dei temi centrali dell’emigrazione, a iniziare dal viaggio, per passare alle difficoltà nel trovare un lavoro soddisfacente, fino alla nostalgia che inevitabilmente si manifesta nel cuore di chiunque sia stato costretto ad abbandonare i suoi affetti. Si aggiungono le illustrazioni di Velasco Vitali dove il soggetto sono gli uccelli, animali per antonomasia simbolo di spostamento continuo. A livello cromatico prevalgono il bianco, il nero e un verde smeraldo che dona a queste immagini un’atmosfera surreale, persino fiabesca. Nicola Maranesi è nato a Roma nel 1980. Giornalista e collaboratore dell’Archivio diaristico nazionale, ha realizzato documentari e programmi televisivi per Rai Storia e Radio 3, mentre presso l’editore Il Mulino ha pubblicato nel 2014 Avanti sempre, una raccolta di testimonianze di soldati italiani che hanno combattuto nelle trincee durante la Grande Guerra. Velasco Vitali è nato a Bellano nel 1960. Pittore e scultore le sue opere sono esposte in musei, ville e luoghi pubblici.