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L’accordo - L’ombra

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Quando i ricordi irrompono nel quotidiano, finiscono per scardinarlo e trasformare l’ordinario in straordinario. È quello che accade a Paolo, che, quando sente quella voce al telefono, dopo tutti quegli anni, si accorge che le gambe cedono, che le orecchie ronzano e che la memoria di quell’unica notte lo assale, anche se era convinto che fosse stata spazzata via e dimenticata per sempre. Anna è all’altro capo del telefono. La voce è la stessa, quella capace di fermare il suo cuore per alcuni istanti, lunghi più di una vita intera. Mentre ascolta le sue parole, gli pare di sentire il profumo di quella donna e di vederne i movimenti aggraziati. Riesce addirittura ad avere davanti a sé lo sguardo di Anna, a scorgerne gli occhi fieri e distanti, quegli occhi che solo Andrea riusciva a sopportare. Già, Andrea, il suo amico, che non c’è più da trent’anni, ma che era ufficialmente legato ad Anna. E lui, Paolo, aveva fatto un passo indietro e rinunciato a quella donna, in nome dell’amicizia, appunto. Anna gli chiede di raggiungerlo, l’indirizzo è sempre lo stesso e Paolo lo ricorda perfettamente: ricorda il percorso che dal cancello conduce al portone, i gradini rivestiti di moquette verde, il profumo delle lenzuola, il peso del piumone sul letto, la luce che entra dalle imposte. Intanto, al parco Sempione, vicino all’Arena, una pallottola attraversa l’articolazione della spalla di Bruno e frantuma l’osso in piccole schegge. Il dolore gli confonde la vista. Il sangue esce copioso, ma la pallottola deve essere rimasta all’interno. Bruno riesce a strapparsi un lembo di camicia utilizzando esclusivamente la sua mano destra e, aiutandosi con la bocca, si benda come meglio può la ferita. Poi, sempre con la destra, estrae il cellulare, scorre la rubrica fino al nome di Greta e la chiama. Ha bisogno d’aiuto…

Terzo capitolo dell’opera L’accordo per Paolo Scardanelli, geologo e scrittore siciliano che offre al lettore una trilogia dal taglio sperimentale e che si colloca a metà strada tra un memoriale dal sapore fantastico e una serie di riflessioni sulla vita e i suoi misteri. Non mancano, poi, incursioni nel noir. Paolo e Anna, e poi Andrea e Bruno. La vicenda ruota intorno a questi nomi e a queste figure. Anna e Andrea sono stati una coppia, trent’anni prima e Paolo, da sempre innamorato di Anna, ha rinunciato a lei in nome dell’amicizia che lo legava ad Andrea. Poi Andrea è morto, ma le strade di Paolo e Anna hanno continuato a proseguire parallele ma distanti. È lei, ora, che lo contatta perché ha bisogno di aiuto. Da sola non riesce a salvare Bruno, quel figlio che Andrea non ha fatto in tempo a conoscere e che ha deciso di camminare nell’ombra e nel buio, in un mondo in cui è facile perdersi. Quello di Paolo, quindi, è un nuovo ruolo: deve ergersi a salvatore di anime e ricondurre il figlio alla madre. Ma a quale prezzo? È un viaggio fisico e insieme metaforico quello di cui Scardanelli racconta; un viaggio che attraversa città e nazioni, dolori e segreti; un viaggio che mette a confronto azione e pensiero e che fa scontrare quotidiano e straordinario, inquietudine e risolutezza. A proposito dei due protagonisti maschili, Paolo e Bruno, l’autore dice: “Paolo è figlio dell’idea, cosa che l’ha appunto salvato dal soccombere in quei plumbei anni; Bruno è figlio d’un padre che non ha mai conosciuto, dalla cui ombra vuole uscire per incappare in un’altra ombra che lo accompagna nel suo incedere. Non siamo tutti figli dell’ombra, dopotutto? Cerchiamo appigli in alto ma scivoliamo miseramente; cerchiamo rimedi, ecco, e più forti sono, più confidiamo nella guarigione. Mi riconosco in Paolo con la nera consapevolezza di Bruno; riguardo la difficoltà, è proprio Paolo quello più difficile: l’io narrante che partecipa di dolori, lutti e orrori dei suoi personaggi, così intimo talvolta da lasciarmi spiazzato”. E ancora, analizzando la contrapposizione tra maturità e giovinezza, così ben espressa nel romanzo, Scardanelli dichiara: “Giovani o maturi, la coperta è sempre corta. Il loro confronto passa per la consapevolezza della vera dorsale dell’essere nostro; Per chi ha la fortuna di invecchiare, la gioventù è fonte inesauribile di memoria; per chi ha quella d’essere giovane (Paul Nizan non sarebbe d’accordo), la maturità un ossimoro stridente. In ogni caso, essendo il tempo mobile, si tratta di un percorso forzato, una sorta di tapis roulant sul quale siamo saliti da piccini”. Una trama in cui elementi fortemente lirici si mescolano alla crudezza tipica del genere crime; una prosa ricercata, attenta, in cui la scelta di ogni singola parola appare ponderata e precisissima; un gioco di ombre e luci capace di catturare il lettore e trascinarlo in un mondo in cui gli opposti si cercano, si scontrano e si attraggono allo stesso momento. Un libro sincero, intenso; un esperimento narrativo interessante e stimolante.