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Ladri di facce

Ladri di facce

Il Disegnatore Anatomico è guardato con diffidenza e perplessità: Elena Pagani da ventisette anni è un’investigatrice che per dare il proprio contributo alle investigazioni “ruba le facce”, cioè si avvicina ai testimoni e alle vittime per farsi raccontare quello che hanno incamerato, più o meno consapevolmente, nella memoria e così poter riprodurre in disegno a mano libera la fisionomia di un ricercato. Per arrivare al volto il Disegnatore Anatomico deve seguire un necessario e complesso percorso che parte da un vago ricordo della vittima, del testimone o da un’immagine sfocata. Un percorso da fare contro il tempo, perché più ci si allontana dall’evento delittuoso più la memoria si sfrangia, un percorso di ricerca empatica con la vittima o il testimone, perché si senta libero di condividere anche le sensazioni più intime, un percorso in cui non c’è spazio per opinioni a priori, perché il disegnatore deve cogliere ogni sfumatura narrativa e emotiva del testimone o vittima per trasportare su carta il volto che hanno visto. Quando si conoscono le sembianze dell’autore di un reato l’indagine si semplifica. Tutto parte dalla distinzione tra vedere e guardare, spesso il testimone o la vittima, vedono senza effettivamente guardare…

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è” è la citazione di Paul Klee con cui gli autori, Elena Pagani e Alessandro Meluzzi, hanno deciso di aprire il loro saggio Ladri di facce, attraverso il quale vogliono far capire le competenze necessarie e le difficoltà che devono essere affrontate per dare l’identità a un ricercato sconosciuto. Indiscutibili le esperienze e l’alta qualifica degli autori: Elena Pagani, Maestro d’Arte e allora capo coordinatore della Polizia scientifica della Divisione anticrimine della Questura di Ancona, che ha contribuito a risolvere il caso disegnando l’identikit del capobranco degli stupratori di Rimini, con una verosimiglianza del 98,7 %; il professor Alessandro Meluzzi, medico psichiatra, psicologo forense, docente universitario e autore televisivo. Il libro rivela in maniera semplice le potenzialità e i limiti della memoria, fornisce un’informazione minima di base sugli elementi che possono influenzare il ricordo e si chiude riportando in sintesi alcuni casi risolti. Lo stile, che ricorda tantissimo un verbale di polizia sia nella scelta dei vocaboli che nel ritmo narrativo, rende la lettura a tratti poco scorrevole e i casi esemplari riportati mancano di approfondimento e sono analizzati e ricapitolati un po’ sommariamente. Tuttavia il testo offre diversi spunti di riflessione e permette l’acquisizione di una maggiore consapevolezza su ciò che accade dietro le quinte di indagini particolarmente complesse e permette di scoprire profili professionali poco conosciuti come quelli del Disegnatore Anatomico o dello Psichiatra Forense, che richiedono specializzazioni particolari. Degno di nota è la scelta devolvere i proventi del libro, (edito col patrocinio dell’Accademia delle Belle arti di Brera, del Sindacato autonomo di Polizia Segreteria nazionale di Roma e dell’azienda informatica Key Crime di Milano) al Fondo di assistenza per il personale della Polizia di Stato che si occupa in particolare degli orfani.