Bagnara Calabra, 1772. Rosa, incinta e agitata, chiede notizie del figlio Francesco, scomparso. Il marito Vincenzo nega di sapere dove sia, mentre in casa la tensione cresce. Rosa è disperata, sostenuta a fatica dalla madre Mimma, mentre Vincenzo reagisce con durezza, accusando il figlio di irresponsabilità e disprezzandolo per il suo comportamento. Il primogenito Domenico è d’accordo con il padre e sostiene che Francesco è inaffidabile e incapace di assumersi responsabilità. Rosa però difende il figlio, convinta che non se ne sarebbe andato senza motivo. L’angoscia aumenta quando le figlie più piccole si avvicinano chiedendo notizie del fratello; Rosa cerca di rassicurarle, ma non riesce a nascondere la propria paura. Rimasta sola nei suoi pensieri, ricorda Francesco da bambino, la sua sensibilità e la sua immaginazione, diversa da quella degli altri. Vincenzo, invece, è dominato dalla rabbia e dal senso di fallimento: non accetta che il figlio rifiuti il mestiere di famiglia, quello del fabbro, che per generazioni ha rappresentato dignità e sopravvivenza. Deciso comunque a trovarlo, Vincenzo esce di casa e percorre le strade del paese, cercando prima nei dintorni e poi dirigendosi verso il centro. Intanto, Vincenzo ripensa agli eventi del pomeriggio, quando Francesco, distratto, ha rovinato un lavoro importante alla forgia, provocando la sua furia del padre e uno scontro con Domenico. Vincenzo si convince quindi che il ragazzo sia fuggito per la vergogna. Arrivato in una taverna frequentata da marinai, chiede informazioni. L’oste gli indica Gaspare, un amico di Francesco. L’uomo lo trova in una stanza sul retro, intenta a giocare d’azzardo, e lo trascina fuori con la forza. In un vicolo, lo interroga, pretendendo di sapere dove si trovi il figlio. Gaspare inizialmente nega di sapere qualcosa, ma sotto la pressione e la violenza dell’uomo cede alla paura. Prima di svelare ciò che sa, però, accusa Vincenzo di trattare male il figlio e gli conferma che proprio quel comportamento potrebbe averlo spinto a fuggire…

Dopo il successo dei due precedenti romanzi relativi alla saga della famiglia Florio - I leoni di Sicilia e L’inverno dei leoni - la scrittrice siciliana Stefania Auci offre al lettore un romanzo che lo riporta all’origine, al momento fragile e incerto in cui tutto ha inizio. La storia si svolge nella Calabria di fine Settecento, in un contesto duro e isolato, dove la famiglia Florio vive aggrappata a un’esistenza fatta di lavoro, sacrificio e orgoglio. Al centro c’è Vincenzo, figura autoritaria e inflessibile, convinto che i figli debbano proseguire senza esitazioni il mestiere ereditato. Questo equilibrio, già precario, si spezza quando Francesco, il secondogenito, rifiuta il destino imposto e decide di fuggire, lasciando dietro di sé una ferita profonda, soprattutto nella madre Rosa. Da questo evento prende avvio una narrazione ampia e corale, in cui le vicende personali si intrecciano con eventi storici drammatici, come il terremoto che devasta la Calabria nel 1783. La famiglia è costretta ad affrontare perdite, cambiamenti e una realtà sempre più ostile. In questo scenario emergono con forza soprattutto le figure femminili, donne segnate da violenze e limitazioni, ma capaci di resistere e affermare la propria volontà con determinazione. Il romanzo segue anche il percorso dei più giovani, Paolo e Ignazio, chiamati a raccogliere ciò che resta e a immaginare un futuro diverso. Saranno loro a intraprendere un cammino che li porterà lontano, fino alla Sicilia, ponendo le basi di quella che diventerà una straordinaria ascesa familiare. Auci costruisce un affresco storico vivido e credibile, senza mai perdere di vista la dimensione umana dei personaggi. Il racconto ricostruisce un’epoca, ma esplora anche i legami familiari, i conflitti generazionali e il desiderio di emancipazione, mostrando quanto sia difficile sottrarsi a un destino già tracciato. Lo stile è ricco di dettagli, capace quindi di restituire atmosfere, paesaggi e tensioni interiori con grande efficacia. Il ritmo, più riflessivo rispetto ai capitoli successivi della saga, offre una narrazione più intima e meno orientata all’azione. Se da un lato questa scelta rende la lettura profonda e coinvolgente, dall’altro può risultare meno immediata per chi cerca una trama incalzante. Tuttavia, è proprio questa attenzione alle origini, alle fragilità e ai passaggi decisivi che conferisce al romanzo la sua forza. Si tratta, in definitiva, di molto più di un prequel: è il racconto di una nascita, non solo di una famiglia destinata al successo, ma di una consapevolezza. È la storia di chi, tra fatica e dolore, prova a immaginare una strada diversa, dimostrando che ogni grande impresa affonda le sue radici in scelte difficili, perdite e atti di coraggio.