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L’alchimista della laguna

L’alchimista della laguna

È notte, la nebbia è calata come un velo sopra le strette calli di Venezia; freddo e umidità sono aghi che pungono la faccia, tutt'intorno il silenzio è rotto solo dal pigro ondeggiare delle gondole ormeggiate e, cosa insolita per quell’ora, dal lesto scalpiccio di passi sulla strada. Marco Leon si affretta a raggiungere la villa indicata da Alvise Geminiani, capo suo e dell’Inquisizione, dove lo aspetta lo spettacolo più sgradevole: un cadavere. Una scoperta scioccante e incomoda, che è stata subito classificata come suicidio. “Troppo” subito, per Geminiani, perché diverse cose non tornano. La strana posizione del cadavere, una stella a quattro punte tracciata sul pavimento, il volto completamente ustionato. Un modo quantomeno singolare per togliersi la vita. Leon ha il compito di vederci chiaro, ma si trova davanti un muro di ostilità e diffidenza. Troppa gente ha troppa fretta di archiviare il caso senza fare domande. I familiari, il magistrato, i nobili della villa teatro della truce scoperta. Leon deve camminare sulle uova, facendo domande col rischio costante di urtare la sensibilità dell’interlocutore, ma allo stesso tempo rendendosi conto che in quella vicenda ci sono molti nervi scoperti. Più procede con le indagini, più la parola “omicidio” diventa sempre meno peregrina, e alcuni taciuti segreti cominciano a venire a galla. I problemi di Leon si moltiplicano. Ha lasciato stagnare un’indagine parallela su dei curiosi dipinti erotici che circolano per Venezia e che sembrano celare un significato nascosto. Ma ora, inaspettatamente, quella vicenda pare intrecciarsi in maniera clamorosa con l’omicidio/suicidio, per poi complicarsi ancora di più quando viene scoperto un secondo cadavere. Ormai è chiaro: uno o più assassini stanno agendo nell’ombra, e Marco Leon e i suoi Angeli Neri hanno lo spiacevole compito di smascherarli...

La Venezia del 1753 è il bellissimo e suggestivo teatro di questo quarto giallo storico a firma di Paolo Lanzotti con protagonista Marco Leon, l’arguto e integerrimo agente dell’Inquisizione di Stato e capo degli “Angeli Neri”, un gruppo segreto al servizio di quest’ultima. Un libro in cui la città è protagonista alla pari dei personaggi che la abitano e interagiscono sul palcoscenico creato dall’autore, tanto sono dense e vivide le atmosfere che Lanzotti sa creare, si tratti della descrizione della folla che anima una piazza o della inquietante tetraggine notturna delle calli semi deserte, dove ad ogni angolo può nascondersi un’insidia mortale. Siamo nel genere del giallo classico, dove la rottura dell’equilibrio è rappresentato da un morto ammazzato (nessuno spoiler: l’ipotesi del suicidio è messa in dubbio e dunque scartata sin dalle prime pagine) che mette così in moto il procedimento di indagine attraverso l’esame dei luoghi e delle persone. La trama principale ben si intreccia a un certo punto con un apparente filone secondario, svelando intrighi sotterranei, politica e poteri occulti. La storia scorre in maniera piacevole, rallentando un po’ nella parte centrale dove gli eventi si accavallano in maniera un po’ troppo frenetica e a volte confusionaria, ma scivola nel finale mantenendosi fedele alle regole del genere e regalando al lettore un confortevole disvelamento. Sicuramente consigliato agli amanti dei gialli storici, che troveranno in questo romanzo descrizioni e atmosfere genuine e coinvolgenti.