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L’alloggio

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Jasmine, Zara, Luana, Isabel, Amanda e Victoria sono finalmente riuscite a cominciare la loro vita da adulte in un appartamento preso in affitto (ma a buon prezzo) nel centro storico di Padova, lasciando le loro stanze al convitto. Stanno uscendo da un momento non proprio facile. È stata scoperta la relazione tra Jasmine e Zara, perché le due ragazze sono state scoperte in auto mentre facevano l’amore. Questa situazione ha fatto litigare in primis le due innamorate, perché Jasmine, come d’altronde i suoi familiari, non l’ha presa proprio bene, dimenticando la persona con cui condivide tutto e anzi abbandonandola in macchina, mentre lei è tornata al convitto a piedi. Ma anche le altre ragazze non l’hanno proprio presa bene, in nome dell’amicizia che le unisce, per la quale avrebbero dovuto sapere tutto. Il rapporto con Zara è in crisi, mentre con le altre, nell’eccitazione del trasloco, sta tornando alla normalità. In questa nuova casa ognuna ha la sua stanza, tranne Jasmine e Zara che ne condividono una. Tutte cominciano a pulire i propri spazi e quelli in comune. Sistemano le loro poche cose e distribuiscono gli incarichi per questa prima cena insieme, tra chi cucina, chi apparecchia, chi va a comprare qualche snack da sgranocchiare durante il film che hanno scelto per il dopocena. Appena giunta al supermercato, Isabel vomita sui pantaloni di Jasmine. Ecco un’altra novità: è incinta del suo ex che non vuole proprio saperne del bambino che lei, invece, vuole tenere. La vita nella loro nuova casa comincia con una cena luculliana di molte portate. Le ragazze si abbuffano fino quasi a far scoppiare le cerniere dei jeans. Nei giorni successivi cominciano anche a conoscere i vicini, soprattutto la dirimpettaia che si presenta con musica a tutto volume e trapano da perforare i timpani. Una tipa “sciroccata” che difficilmente può essere ricondotta al rispetto della buona creanza e delle regole della civile convivenza...

Piccole donne crescono e con loro anche la penna di Jada Rubini, la cui maturità è ormai percepibile dalle righe del romanzo che è il secondo di una trilogia già annunciata. E con le sei protagoniste della saga, crescono anche le responsabilità: sono ormai tutte vicine alla laurea, hanno una casa in cui vivono tutte insieme, bollette, un cane, un figlio, una convivenza... insomma molti passi avanti compiuti, insieme alla volontà di proseguire negli studi, laurearsi, pensare a come mettere a frutto i propri talenti in competenze che possano garantire uno stipendio come si deve. La definizione “piccole donne” non è un caso. C’è molto che ricorda i personaggi letterari di Louisa May Alcott, eroine del loro tempo, certo, come le ragazze della Rubini lo sono del loro, ma condividono un bel numero di buoni sentimenti che ne fanno delle brave ragazze in crescita. Certo, ciascun gruppo, come si diceva, è figlio del proprio tempo e soprattutto di strumenti e situazioni che il tempo mette a loro disposizione, ma il cuore umano non cambia, nonostante i secoli che passano e chi nasce buono, è buono, indipendentemente dal periodo storico. Dopo Il collegio, primo appuntamento di questa trilogia, acerbo e un po’ insicuro, Jada Rubini ha fatto sicuramente passi da gigante nella scrittura che è più ricca e ricercata nella scelta delle parole, dei “colori” con cui ci racconta gli ambienti e le situazioni, ma anche nella costruzione di una trama che non manca di colpi di scena, di sorprese belle, ma anche brutte, di avventure, dolori devastanti, gioie, condivisioni, eventi improvvisi tra storie d’amore, viaggi, investigazioni. E quando si comincia la lettura, entrando nel romanzo, non si ha più voglia di abbandonarlo, soffrendo e gioendo con le protagoniste, fino alla sorpresa dell’ultima pagina.