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L’alpino che giocava ai dadi

L’alpino che giocava ai dadi
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Nella Russia del 1943 la neve arriva fino alle ginocchia dei soldati, duramente provati dalle fatiche del clima gelido e dalle tappe forzate della marcia. Il caporale Benetti è l’ultimo della fila dei soldati, riuscendo tuttavia a scorgere il possente Martelli che procede davanti con una mitragliatrice in spalla. Il clima non è davvero dei migliori, poiché il plotone è ormai ridotto a soli quattordici uomini, reduci dalla furia militare dei russi, protagonisti di una poderosa controffensiva attuata nei giorni precedenti. Martinelli e Benetti, sono italiani, alpini e figli del popolo: uno è operaio, l’altro un contadino. Le circostanze e la guerra li hanno voluti in Russia, dove la passione per la musica li accomuna e li consola, nelle difficoltà quotidiane che li espone sempre al pericolo della morte. Come quando, nel corso di una discussione, Benetti prende per il braccio l’amico per tirarlo giù al riparo da eventuali attacchi nemici, alla vista di un carro armato. La guerra procede e il destino pure, divertendosi ad assumere il volto della casualità del gioco dei dadi…

Racconto di Luca Cozzi - narratore nativo di Genova con trascorsi nel commercio - che si è segnalato al Premio Europeo di Letteratura del 1999, L’alpino che giocava ai dadi è un esempio di narrativa onesta sul piano dell’intreccio e della fedeltà ai fatti storici, che di fatto ne rappresentano i meriti principali. I dialoghi sono credibili, alla luce dei ruoli e della connotazione dei protagonisti, snelli e asciutti, capaci quindi di conferire un ritmo apprezzabile all’intero impianto narrativo, segnato tuttavia da certa indulgenza di certa didascalia più o meno implicita, smorzata da qualche riuscita sortita in dialetto settentrionale, mentre il finale avrebbe meritato forse un maggiore controllo delle situazioni emotive, proprio per esaltare la secchezza della situazione che la crudeltà del destino ha dimostrato di riservare ai protagonisti di questa storia ambientata nella campagna di Russia nella Seconda guerra mondiale, argomento ostico persino per il Vittorio De Sica regista del pur bello I Girasoli.