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L’altra donna del re

L’altra donna del re

Londra, primavera 1521. Maria Bolena ha tredici anni e ha sempre fame. Anche questa mattina, mentre è assiepata assieme ad altre persone davanti alla piattaforma di legno sulla quale sta per avvenire l’esecuzione. Maria vive a corte da oltre un anno ma mai, prima d’ora, le è capitato di assistere a una esecuzione simile a quella che sta per avere luogo. Al centro della piattaforma nota il ceppo e il boia, in maniche di camicia, con un cappuccio nero a coprirgli il capo. Il re, seduto sul trono lì accanto, sembra distratto, come se fosse intento a ripassare il discorso che – Maria ne è certa – di lì a poco pronuncerà per concedere il perdono al condannato. Eccolo, il condannato appunto, che avanza accompagnato dal prete. Si tratta del duca di Buckinghamshire ed è un parente prossimo di Maria, che da sempre lo chiama zio. Il padre della ragazza le ha spiegato che l’uomo ha offeso il re in una decina di modi, il peggiore dei quali è stato affermare che il sovrano continua a non avere eredi maschi e, con ogni probabilità, sarà costretto a morire senza. Una cosa del genere non può assolutamente essere pronunciata a voce alta. Ecco per quale motivo è stata messa in scena quella pantomima: quando il boia sarà in procinto di compiere la sua azione, il re perdonerà l’uomo, l’esecuzione sarà sospesa e finalmente, pensa Maria, potranno tutti recarsi a fare colazione. D’altra parte lo zio Stafford è stato compagno del re in centinaia di bisbocce; i due giocano insieme a tennis e sono rivali nei tornei; fin da bambini hanno condiviso il loro tempo in mille avventure. Ora il re gli darà una bella lezione – pubblica, e quindi maggiormente efficace – e poi lo perdonerà e la mattinata potrà concludersi con la tanto agognata colazione. Quando lo zio si inginocchia davanti al ceppo, Maria si chiede quali sensazioni stiano attraversando la mente di quell’uomo; poi si volge verso il re – Enrico – in attesa che pronunci le uniche parole in grado di bloccare l’esecuzione. Il boia solleva l’ascia, ma il re è ancora muto. Aspetta proprio l’ultimo momento per intervenire, pensa Maria...

Di Enrico VIII – sovrano inglese dal 1509 al 1547 – molto si è detto e molto si è scritto, anche per quanto riguarda i suoi amori e le numerose relazioni extra coniugali intessute a corte. Philippa Gregory, scrittrice e giornalista radiotelevisiva, racconta la vita della corte inglese, appunto, scandagliando in modo particolare gli intrighi e le relazioni complesse che hanno condizionato la vita delle donne del regno, manovrate dall’esclusivo volere, e piacere, degli uomini. In particolare, la Gregory dà voce a una di queste donne, Maria Bolena, sorella meno celebre della ben più nota Anna, seconda moglie di Enrico VIII. Sposa bambina – a dodici anni viene data in moglie a un uomo che non conosce – Maria viene spinta dalla famiglia a entrare nelle grazie del sovrano, per poi diventarne amante e dargli quei figli maschi che Caterina d’Aragona, moglie legittima del re, non è riuscita ad avere. Mentre Maria, pian piano, si innamora di un monarca tanto potente quanto egoista ed egocentrico, Anna trama alle spalle della sorella minore ed è decisa a rivolgere su di sé tutte le attenzioni del sovrano. La storia è ben nota: Anna sarà la seconda moglie di Enrico VIII – ma non l’ultima – e la protagonista del romanzo della Gregory verrà messa in secondo piano, ma la sua evoluzione all’interno della vicenda risulta molto interessante: da ragazzina innamorata e un po’ sprovveduta diventa una donna consapevole e all’avanguardia, coraggiosa quanto basta per non temere di definire le persone per ciò che sono e decidere di abbandonare la corte e i suoi intrighi per condurre un’esistenza scevra di sfarzi ma semplice e, soprattutto, libera. In una società in cui le donne sono definite “i giocattoli della fortuna” Maria, una volta raggiunta la piena maturità, rifiuta di farsi manovrare come un burattino e riacquista la dignità che la sfortunata sorella Anna – frivola e ambiziosa a tal punto da pagare con la vita le proprie mire – vede cadere sul patibolo, insieme alla propria testa. Un romanzo che miscela con intelligenza nozioni storiche a pennellate rosa; una lettura corposa ma scorrevole, consigliata agli amanti del genere e a chi desideri tuffarsi in un passato che sa di sfarzo ma anche di meschinità e complotto.