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L’altra sete

L’altra sete
Alice è in clinica. Da quanto non lo sa. Il tempo ultimamente le è un po’ estraneo. L’odore di disinfettante le dà alla testa. Nel reparto c’è un silenzio irreale. È molto presto. Sono le sette. Forse. O forse no. L’infermiera ha un viso strano, che allo stesso tempo ricorda in parte certe pitture ottocentesche e in parte certi dipinti di Picasso. All’improvviso ha come una visione: se la immagina in uno spettacolo di burlesque, in guêpière, un reggicalze che dondola sulla coscia sinistra, il bocchino nero per la sigaretta tenuto tra le labbra. Lo allunga verso di lei, e Alice si accorge che in realtà è una siringa: l’infermiera le sta mostrando due boccette di vetro. All’interno, un liquido trasparente. “Questa è l’insulina lenta e devi farla alle otto tutte le sere, sempre alla stessa ora”, le dice. Ed è come se qualcuno avesse improvvisamente abbassato il volume della sua vita…
Alice Torriani è un’attrice. Bella e brava. E nonostante la giovane età il suo curriculum è già piuttosto ricco: ha collaborato tra gli altri con Castri, Lavia, Franca Valeri, Castellucci, il rimpianto Ronconi, Pellegrini, Noce, Maccaferri e Valerio Mieli, che l’ha diretta nel delizioso Dieci inverni. Si cimenta ora con la scrittura e mostra di avere talento anche in questo caso: lo stile è espressivo, la prosa multiforme, la struttura della narrazione solida. La protagonista è un personaggio riuscito: Alice è una ragazza che si trova a dover affrontare la propria condizione. Quella di diabetica. Ma se è vero che alcune forme della malattia sono caratterizzate da un’alterazione del meccanismo della sete, lo è altrettanto che, nel suo caso, non è d’acqua la carenza che le dà più arsura. Ma di amore.