XIX secolo. A Meryton, nell’Hertfordshire, vivono le cinque sorelle Bennet. Quattro sono considerate belle: Jane, la maggiore, è splendida e modesta; Elizabeth, la secondogenita, compensa con umorismo e vivacità i difetti quasi impercettibili del suo aspetto; Catherine e Lydia, le minori, hanno la freschezza della gioventù e il gusto per le risate e la civetteria. Solo Mary, la figlia di mezzo, non ha né bellezza, né spirito, né fascino, e la luce delle sorelle ne eclissa la presenza. I Bennet sono i maggiorenti di Longbourn e vivono comodamente, ma la tenuta di Mr Bennet è vincolata agli eredi maschi e, senza un figlio, passerà a un cugino. Quando le figlie arrivano a cinque, il vincolo getta un’ombra sulla famiglia: alla morte di Mr Bennet, la vedova e le ragazze dipenderebbero dalla carità di un parente lontano e sconosciuto. Mr Bennet resta distaccato e ironico, senza condividere con nessuno le proprie conclusioni. Mrs Bennet, invece, si lamenta ovunque dell’ingiustizia del vincolo e dei propri nervi. Poco intelligente ma instancabile, Mrs Bennet si convince che le figlie debbano sposarsi in fretta e con uomini ricchi, e confida nella loro bellezza: per lei, senza diecimila sterline l’anno, un bel viso è il bene più prezioso. La sua esperienza lo conferma, perché venticinque anni prima la sua bellezza ha indotto un infatuato Mr Bennet a sposarla, nonostante il padre avvocato di campagna e il fratello con i magazzini a Cheapside. Lei si ritiene soddisfatta; lui ha presto capito che l’avvenenza della moglie non bastava a renderlo felice, ma lei ne ignora il pentimento. Nutre le massime speranze per Jane e si compiace di altre tre figlie; solo Mary l’ha delusa, e per Mrs Bennet è un peccato imperdonabile. Mary non ricorda quando ha scoperto di essere bruttina. Da bambina gioca felice con Jane ed Elizabeth in giardino e chiede con loro croste di pane caldo in cucina. Verso i sette-otto anni nota lo sguardo irritato e perplesso che la madre le rivolge e che precede sempre la convocazione «Vieni qui, bambina, fatti guardare»: nastri e fascia vengono aggiustati, ma Mrs Bennet non è mai soddisfatta, mentre esalta Jane, bella come un angelo, e ammette qualcosa di attraente in Lizzy. Mary attende invano parole simili. A dieci anni, durante il tè della madre con la sorella Mrs Phillips, viene mandata in cucina a prendere lo zucchero e, tornando, sente sulla soglia il proprio nome. Mrs Phillips la trova meno pallida; Mrs Bennet replica che Mary non sta fiorendo, è semplicemente bruttina, per colpa della famiglia Bennet, mentre i Gardiner sono sempre stati piacenti. La zia parla di brutto anatroccolo tra i cigni, e Mrs Bennet di delusione e di danno ai suoi nervi. Mary entra, posa la zuccheriera ed esce. In camera si osserva allo specchio: il viso tondo e pallido, gli occhi grigi, le sopracciglia chiare, le labbra sottili, i capelli di un castano scialbo le sembrano quelli di una patata bollita. Non trovando alcun dettaglio che la riscatti, drappeggia lo scialle sullo specchio, e una sola lacrima le riga il viso…
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Con L’altra sorella Bennet, romanzo d’esordio di Janice Hadlow (già uscito in Italia qualche anno fa sotto silenzio con il titolo La sorella dimenticata), la narrativa neo-austeniana sposta il proprio baricentro da Elizabeth Bennet alla sorella di mezzo: Mary, la giovane dall’aria pedante che Jane Austen relega ai margini di Longbourn e consegna all’ironia del lettore. L’impianto è ambizioso. La prima parte ripercorre gli eventi di Orgoglio e pregiudizio dal punto di vista di Mary, a partire dall’infanzia. Le sezioni successive, dopo la morte del padre, sviluppano una vicenda autonoma che oltrepassa l’orizzonte del testo austeniano, tra ospitalità di parenti, nuovi corteggiatori e la rivalità con Caroline Bingley. Janice Hadlow non è una scrittrice di professione. Storica di formazione (si è laureata in storia con il massimo dei voti al King’s College di Londra), ha trascorso la carriera in televisione, dirigendo per dieci anni i canali BBC Two e BBC Four, e ha pubblicato nel 2014 una biografia di Giorgio III inedita in Italia. Proprio da quel libro proviene un’invenzione decisiva del romanzo: in una intervista concessa a C. P. Lesley per “New Books Network”, l’autrice ha infatti spiegato che l’episodio degli occhiali di Mary con l’apprendista oculista John Sparrow nasce dal ricordo di una figlia del sovrano che detestava portarli. Quanto alla scelta di debuttare nella narrativa, Hadlow racconta di aver letto Jane Austen fin dall’adolescenza ma di essersi accorta di quella figura sfuggente dopo una quindicina d’anni. La Mary del romanzo non è una caricatura, ma l’esito di una storia familiare: «le donne come Mary hanno tanto diritto a un lieto fine quanto Lizzie». Dal romanzo è stata tratta una serie televisiva prodotta da Bad Wolf per BBC (iPlayer e BBC One) e BritBox e trasmessa nel 2026. Sarah Quintrell ha scritto nove dei dieci episodi (uno è di Maddie Dai). Ella Bruccoleri interpreta Mary, Richard E. Grant e Ruth Jones i genitori Bennet, Dónal Finn Tom Hayward e Laurie Davidson Mr Ryder. Hadlow figura tra i produttori esecutivi della serie.