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L’amante di Chopin

L’amante di Chopin

Parigi, 1836. Quando glielo presentano – elegantissimo, magro, piuttosto pallido e con una testa di ricci tendenti al biondo – c’è il tempo per scambiarsi unicamente i convenevoli. Poi è la sua musica che parla al posto suo e Aurore resta incantata dalle note che lui riesce a creare e a regalare al suo pubblico. A esibizione conclusa, quando scatta l’applauso, Aurore si accorge di avere gli occhi umidi. Estrae il fazzoletto dal taschino del panciotto e si tampona le palpebre. Più tardi, rientrata nel suo appartamento, tolti i pantaloni con gli inserti in seta e il resto degli abiti, biancheria compresa, indossa la camicia da notte e siede alla scrivania, dove il manoscritto al quale sta lavorando la attende. La mente torna ad Alfred de Musset, l’uomo con cui ha condiviso parte del suo cammino, prima della rottura finale che li ha condotti lungo strade diverse. Al mattino successivo, mentre Aurore è intenta a fare il bagno aiutata da Claire, la contessa D’Agoult le fa visita. Subito la conversazione verte sulla figura di Chopin, il compositore che si è esibito la sera precedente: si è da poco trasferito in un nuovo appartamento ed è in procinto di dare un ricevimento inaugurale. La contessa propone di parteciparvi in quattro: lei e Liszt, Aurore e Didier. Aurore è intenzionata a partecipare al ricevimento, senza dubbio, ma ci andrà sola: lei e Didier si sono amati per una decina di giorni ma, sebbene l’uomo abbia un’ottima cultura e conosca le lingue, non è certo qualcuno che lei intenda frequentare più. Cade il silenzio tra le due donne, che aspirano una boccata dietro l’altra dei sigaretti di Aurore; poi la contessa, che ha già intuito le intenzioni dell’amica, cerca di dissuaderla: Chopin non fa per lei. È un uomo freddo e inafferrabile, senza alcuna passione, ad eccezione di quella che mette nella musica. Ha frequenti sbalzi d’umore e l’unica costante della sua vita sono i continui attacchi di tosse di cui soffre. Non è certo la persona adatta a lei, Aurore, la scrittrice che firma i suoi lavori utilizzando lo pseudonimo di George Sand...

Una scrittrice controcorrente e un genio musicale: quando la passione scoppia tra due figure tanto imponenti quanto imprevedibili cosa può accadere? È questo l’interrogativo da cui prende l’avvio il lavoro di Rita Charbonnier – giornalista, esperta di teatro e musica, sceneggiatrice, attrice e scrittrice – che, con il secondo romanzo della trilogia su grandi figure femminili nella storia della musica, offre al lettore il ritratto di un amore fatto di passione, gelosie, accudimento, dolore e anticonformismo. Tra il musicista simbolo del Romanticismo, il compositore romantico per eccellenza – soprattutto per l’armonia intrinseca e la liricità dei suoi pezzi – e la scrittrice eccentrica e stravagante è amore e passione fin da subito o quasi. Un amore diverso, un po’ folle e a tratti innaturale, che vede confrontarsi e aiutarsi, per un decennio, un uomo dall’animo tormentato e spesso infelice e una donna battagliera, libera e forte. Un compositore tra i migliori di sempre e una scrittrice straordinaria. La Charbonnier concentra la sua attenzione soprattutto sugli aspetti che hanno unito i due protagonisti, più che sulle lore divergenze, e mostra un compositore sempre elegante e curato, con l’immancabile fazzoletto nel taschino e devastato dai continui attacchi di tosse, accudito amorevolmente dalla donna trasgressiva ed elegante, in pantaloni e cravatta, che cede all’amore ma ha la mente occupata dalle vicende rivoluzionarie del milleottocento quarantotto. Una vicenda in cui la fantasia dell’autrice si mescola ai fatti della Storia e dà vita a una narrazione avvincente e molto interessante, che pone l’accento sull’importanza delle figure femminili a fianco, nello specifico, di grandi musicisti: la sorella di Mozart, la cognata di Beethoven e George Sand, appunto. Quest’ultima, spesso dipinta come una specie di mostro che fagocita i suoi amanti, ha avuto invece un’influenza positiva su Chopin, animo fragile e pieno di paure, compositore insicuro e terrorizzato dalle sale dei concerti. George Sand lo ha saputo curare e incitare e ne è dimostrazione il fatto che, quando si sono lasciati, la china del compositore si è fatta in fretta discendente. Un romanzo molto ben scritto, che racchiude una storia appassionante e racconta la forza femminile, spesso ignorata, ma prepotente, viva e, soprattutto, degna di essere raccontata e sottolineata.