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L’amante in si bemolle

L’amante in si bemolle

1959. Sono oltre dieci anni che se ne sta appoggiato a un muro mezzo sfatto. Nessuno lo vede, perché davanti a lui sono accatastati diversi fasci di canne che lo superano in altezza e sulla cui sommità ci fanno il nido i piccioni viaggiatori, le tortorine e le galline ovaiole. Si tratta di uccellini vigliacchi, che sanno perfettamente che lui non può muoversi e ne approfittano per appoggiarsi sui suoi fianchi, sulla sua schiena e, spesso, sganciano strisciate maleodoranti sul suo abito verdeazzurro ormai quasi completamente incrostato di luridume. Certo è che, col tempo, la puzza si attenua e si finisce per abituarsi a tutto, anche ai pollai. La padrona del pollaio in cui vive, Nena, è piuttosto anziana, ci sente poco e nella vita ha sofferto parecchio: durante la guerra i nazisti hanno sterminato la sua famiglia intera, comprese quattro mucche. Dopo la guerra, poi, è stata costretta a vendere la sua terra al confinante, ma la casa colonica no. Quella l’ha tenuta per sé, insieme alla stalla, a un orto di pochi metri quadrati e al pollaio, appunto, un manufatto in mattoni e lamiera piuttosto sgangherato. Le galline ospiti del pollaio, insieme al gallo, la adorano e tutte le volte che si avvicina, le chiocce si alzano per permettere a Nena di controllare le uova che stanno covando. Addirittura, non si ribellano neppure quando Nena le chiude in una stia per venderle. Insomma, quelle sciocche stravedono per lei, mentre lui la odia. Sì, perché è colpa di Nena se lui - famoso violoncello nato nel 1768 in casa di un contadino marchigiano - se ne sta imprigionato in un pollaio, dimenticato da tutti e con il terrore continuo di essere ceduto a un robivecchi che potrebbe trasformarlo in un tavolino o in un’altra schifezza simile. La sua esistenza è stata segnata da trionfi, avventure e rischi. Quasi duecento anni di carriera, prima di ritrovarsi, negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale, al centro di una rappresaglia nazifascista...

Un viaggio attraverso le pagine della Storia di un violoncello speciale, dotato di un animo umano, che racconta in prima persona le proprie avventure, le proprie traversie e i propri tormenti. Ogni appassionato di musica sa trovare nello strumento che ama una voce peculiare e spesso gli attribuisce caratteristiche che finiscono per umanizzarlo. Ecco ciò che accade anche al singolare protagonista del romanzo di Gianluigi Gasparri - ex caporedattore del “Resto del Carlino” e collaboratore di punta per il periodico “Bell’Italia” - uno strumento dotato di tante personalità quanti sono i materiali che lo compongono. Decisamente refrattario alle regole e ben consapevole del fascino che può esercitare, capriccioso e appassionato così come la melodia che chi lo maneggia può fargli produrre, il violoncello racconta in una specie di diario le vicissitudini che lo vedono protagonista in un arco storico di quasi due secoli, intrecciando in maniera davvero interessante le proprie alterne fortune agli episodi di maggior respiro legati alla Storia. Saggio e sagace ma anche maleducato e sopra le righe all’occorrenza, lo strumento musicale creato nel 1768 dal Villan D’Ascoli passa di mano in mano e si sposta da una periferia circoscritta alle grandi città del mondo in un susseguirsi di vicende straordinarie, ora esilaranti e ora più cupe, che lo vedono protagonista assoluto o attore principale di quell’originale commedia che è l’esistenza. Gasparri è abilissimo nel presentare al lettore un protagonista dal fascino indubbio, spigoloso e amorevole insieme, capace di profonde riflessioni e improvvisi silenzi, dalla battuta pronta e dallo sguardo attento a non perdere un sospiro di ciò che lo circonda. Quel che ne risulta è un racconto originale e godibile, ricco di colpi di scena e di sorprese che permettono all’autore di sondare le profondità del sentire dei vari personaggi che abitano la storia, al fine di portarne alla luce i diversi punti di vista e le più variegate sensazioni. L’autore parla di odio e d’amore, di tradimenti e di passioni, di vita quotidiana e di situazioni straordinarie e contingenti. E lo si fa servendosi di una penna pungente e molto interessante, che riesce a portare nuovo vigore al genere picaresco e a mantenere sempre alto il livello della narrazione, senza mai perdersi in facili volgarità davvero poco edificanti.