Salta al contenuto principale

L’amica delle lucertole

L’amica delle lucertole

1970, Remedia Urriache ha vent’anni quando torna a Corunas in piena estate, un villaggio in cui abitano duemilacinquecento anime “sparpagliate a caso dalla malasorte”. Scende dal postale indossando un completino a fiori, bella come “una statua di marmo rosa appena levigata”. È nata con una voglia porpora che le circonda la caviglia come un bracciale e ha un neo sul naso come “una coccinella pronta a prendere il volo”. Ha lo sguardo di una persona capace d’andare d’accordo con tutti, al punto da sembrare una “tontolona”, ma in realtà è una ragazza intelligente e si diverte a fingere il contrario. Quelli che la importunano pagano presto il prezzo della loro “stupidità maligna”. Tornata nel suo vicinato di Sa Crapa Dormia, il primo a provarci di nuovo con lei è Talinu Gurturgiu, il custode dell’unico monumento del paese, un betilo di pietra scolpita con singolari fattezze: la bocca di una rana, le orecchie di un pipistrello e le mammelle di una capra gravida. L’autore del monumento – uno scalpellino nelle cave di Suerra – a suo tempo ha scolpito il granito immaginando di raffigurare un angelo pronto a volare in cielo, in paese però ognuno vede le cose a modo suo. Talinu siede su uno sgabello di sughero ai piedi della statua dall’alba al tramonto, ha con se da mangiare e da bere e a chi domanda ragione di quel comportamento risponde che in seguito alla morte di sua sorella Toricca ha fatto un giuramento a Santu Portholu. La bambina pare sia morta soffocata da una caramella la settimana in cui si preparava alla comunione, la tragedia è avvenuta tra le braccia del fratello che, disperato e sentendosi in colpa, ha deciso di andare in penitenza fino alla chiesa del santo e lì ha ottenuto come pena di trascorrere nove anni – quanti ne aveva sua sorella quando è morta – seduto sotto la scultura dell’angelo. A Corunas tutti pensano che si tratti di una storiella inventata e che ben altro si nasconda dietro la morte della bambina. I parenti stretti sanno la verità, ma preferiscono tacerla per paura di uno scandalo più grande. Il giovane si fa il segno della croce quando vede arrivare Remedia nella piazza e la fissa imbambolato, come fosse una visione, non riconoscendola al principio. Hanno frequentato insieme l’asilo delle suore, tra i compagni lui è stato il più pestifero e manesco, un prepotente e un ingordo; è stato persino sorpreso dalla nonna mentre cercava di divorare un agnellino appena nato, dopo averlo barbaramente scuoiato…

L’amica delle lucertole è il titolo dell’ultima fatica letteraria dello scrittore barbaricino Salvatore Niffoi, dopo la pubblicazione nel 2024 dell’opera Il collezionista di specchi; è ricordato inoltre come vincitore del Premio Campiello 2006 con il romanzo La vedova scalza. La ventenne Remedia torna nel paese immaginario di Corunas per scoprire i dettagli della morte di sua madre, dopo la confessione di una sconcertante verità da parte del padre, Martine Urriache, sul letto di morte – ed è ben più atroce quella che scopriranno i lettori nel corso della storia. L’uomo, infatti, un impiegato amministrativo presso l’ufficio del catasto, si è trasferito con la figlia a Noroddile nel 1956 e le ha raccontato che la madre è morta di parto. Rientrata nel paesino per trovare le agognate risposte, la ragazza ritrova l’amico d’infanzia Milzino Lughentis, figlio del maestro pittore Menelau Lughentis e di Teresa Patzola, ex cantante lirica conosciuta a Madrid. Una coppia di anarchici malvista dai compaesani, in quanto convinti che la loro casa a Sas Monzas sia un covo di “maccos de prennere”, un luogo di perdizione perché vi praticano la musica, il teatro, la poesia e la pittura e persino l’amore libero. I due ragazzi, che nutrono un affetto profondo l’una per l’altro: “Noi saremo sempre due spighe unite da un unico stelo, vero Milzino?”, condividono anche la data di nascita: sono entrambi venuti al mondo il 13 febbraio 1950. Insieme apriranno il prezioso cassettone appartenuto alla madre di Remedia – “l’amica delle lucertole” cui fa riferimento il titolo del romanzo, Celestina Bonosia –, un misterioso mobile risalente al periodo di Carlo X di Francia. La ricerca della ragazza fa da cornice alla presentazione dei numerosi personaggi del romanzo, a cui di volta in volta Niffoi dedica un capitolo; piccoli racconti che definiscono l’atmosfera di Corunas, fatta di violenza, tradimento, abuso, crudeltà. Il tutto accentuato da un linguaggio crudo quanto le scene descritte, con espressioni dialettali e triviali, come i lettori di Niffoi sono (forse) abituati ad aspettarsi. Nel corso del romanzo trovano spazio anche il ricordo degli effetti della grande nevicata del 1956 che ha colpito la Sardegna, l’aberrante approccio a cui erano sottoposti i malati mentali nei manicomi prima della Legge Basaglia, l’euforia provocata dall’arrivo del segnale televisivo, sempre nel 1956, con due anni di ritardo rispetto al continente: un evento epocale per la gente del posto, che ha fatto sì che a Capodanno si sia organizzato un grande pranzo presso la chiesa di San Gerolamo, “come non se ne era mai visto uno nemmeno ai matrimoni tra ricchi”. La giovane Remedia funziona come un ponte narrativo tra gli eventi del passato e quelli del presente.