Salta al contenuto principale

L’amica d’infanzia

lamicadinfanzia

Kate e Bella hanno diciassette anni. Bella abita con la nonna ma è spesso ospite a casa dell’amica, conosciuta fin dall’infanzia, con la quale da sempre condivide tutto. Le due si sono preparate tutta la giornata per partecipare alla festa a casa di Elaine e, soprattutto, hanno messo a punto un piano riguardante Peter, il ragazzo che piace tanto a Bella che, tuttavia, non ha ancora avuto il coraggio di mostrargli i suoi sentimenti. E allora Kate ha deciso che ci penserà lei a parlare con Peter e a dirgli che lui e Bella potrebbero essere davvero una coppia invidiabile. Ed ora eccole lì, alla festa di Elaine. I genitori sono al piano di sopra, per lasciare spazio ai giovani. Il cielo è senza nubi e, anche se la luna non è molto luminosa, i ragazzi riescono a vedere l’uno il volto dell’altro, mentre le braci delle sigarette illuminano la notte. In fondo al giardino ci sono una vecchia struttura da arrampicata e due altalene piuttosto malandate attorno alle quali tutti i ragazzi, a poco a poco, finiscono per radunarsi, seduti sull’erba o appoggiati alla struttura di legno scheggiato. Bella è riuscita soltanto a salutare Peter, con labbra tremanti. Ha indossato la camicetta a fiori e i pantaloni neri di Kate, aderenti sui fianchi ma un po’ troppo corti. Si siede sull’erba e comincia a parlare con una compagna di scuola, mentre con la coda dell’occhio vede Peter, appollaiato su una sbarra della struttura, con la testa china verso Kate, seduta sull’erba sotto di lui, con le gambe raccolte di lato e la testa piegata all’indietro. Con il cuore a mille Bella respira profondamente e fissa il ragazzo, come per costringerlo, con la forza di volontà, a girarsi verso di lei e sorriderle. Ma Peter non lo fa. Anzi, si china un po’ più verso Kate, che sta ridendo, mentre i capelli le scendono lungo il collo e sopra una spalla…

Due amiche legate, da bambine, da un rapporto forte e apparentemente indissolubile. Due figure che gravitano per tutta la vita una nel campo dell’altra. Due donne che intrecciano ripetutamente il loro cammino e alimentano ogni volta una relazione sempre più contorta e malata. Il nuovo romanzo di Jessica Fellowes - scrittrice, giornalista e nipote dell’autore britannico Julian Fellowes, ideatore, sceneggiatore e produttore, tra l’altro, della fortunata serie TV Downton Abbey - non si preoccupa di dare una connotazione né temporale né geografica alla vicenda che racconta, ma focalizza la sua attenzione sul rapporto, apparentemente invidiabile ma in realtà velenoso e pericoloso, tra due persone incapaci di vivere sia l’una senza l’altra sia l’una accanto all’altra. La Fellowes stessa ha ben chiarito l’esigenza che si cela dietro il romanzo: “Mi interessava l’idea di esplorare le reazioni di queste due donne, le emozioni che le legano. L’amicizia è un sentimento fondamentale, una parte indispensabile della vita. Da ragazzine la ricerca della migliore amica è importante quanto quella di un primo amore”. Ma non sempre si ha la fortuna di intrecciare la propria strada con quella dell’amica giusta. Sempre secondo la Fellowes “Crescendo si sviluppa un istinto sulle amicizie ma durante l’infanzia si va un po’ a naso. E alla fine, credo, il lascito, l’eredità di una vita è il modo in cui ci siamo comportati con gli altri”. Kate e Bella, amiche d’infanzia, sono profondamente diverse: tanto manipolatrice e scaltra è la prima quanto insicura e introversa è la seconda, che finisce per vivere all’ombra della più navigata e ammirabile compagna di giochi e di avventure. Nonostante lunghi anni di separazione - vivono la loro giovinezza e le prime esperienze dell’età adulta in contesti e luoghi diversi - quando si ritrovano, sposate e apparentemente risolte, riallacciano immediatamente il legame che da sempre le ha unite. Ma l’ambiguità e la ferocia, che si nascondono dietro un rapporto tutt’altro che solido ed equilibrato, esplodono in maniera drammatica, segnando per sempre il futuro delle due donne e non solo. Un sottile gioco in cui le due protagoniste sono tanto complici quanto rivali, tanto vittime quanto carnefici in una vicenda che si tinge sempre più di noir mentre mette in evidenza le conseguenze, spesso imprevedibili e nefaste, a cui la mancanza di solidarietà può condurre. Con una scrittura dominata dal dialogo, nella quale le descrizioni sono ridotte al minimo e la punteggiatura è piuttosto essenziale, la Fellowes, dopo la serie di successo de I delitti Mitford, offre al lettore una storia intrigante fin dalle battute iniziali e lo sorprende con un epilogo tutt’altro che scontato.