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L’amore è un atto senza importanza

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Si trova su un divano di via Padova a Milano quando apre gli occhi per la seconda volta. Ha freddo e un fastidioso fruscio le turba le orecchie. Vorrebbe succhiarsi le dita per sentire un po’ del calore del suo corpo, ma i suoi muscoli non sono ancora in grado di reagire; perciò non le resta che immaginarsi lo svolgersi dei gesti. Pochi minuti e il silenzio della stanza viene interrotto da una voce bassa, roca, dalla erre moscia. Una donna con un gran ciuffo biondo e gli occhiali tondi neri sta seduta sugli scalini di uno studio pieno di spettatori e la guarda di continuo. È Maria, e subito la incanta. Anzi, la incanta tutto quello che succede nello studio: Natalia e Sandro, bellissimi, si riabbracciano e una pioggia di coriandoli argentati li investe sulle note di una musica malinconica. Stupendo! È talmente rapita dalla scena, che non si accorge del rumore di chiavi alla sua sinistra. Spaventosa allora le appare Giulia, sciatta e trasandata, chiaramente triste, piena di anelli sulle narici e le orecchie. Ma chi è Giulia? Forse un’assistente di Maria? O la truccatrice? Vorrebbe chiederglielo, ma le parole le si impastano nella trachea senza uscire. Poco male, Giulia non sembra interessata a lei. La ignora. Anzi no, poco dopo le fa un complimento. Poi un codice segreto (?): il campanello suona due volte e Giulia esce chiudendosi alle spalle la porta del soggiorno. C’è un uomo; Tamara lo vede baciarsi con Giulia. Dev’essere il suo fidanzato perché parlano di anniversario e di regali. “Di là sul divano c’è il mio regalo” dice Giulia…

Tamara è una sex doll stranamente capace di coscienza e di provare emozioni. Osserva ciò che avviene intorno a lei interrogandosi sugli atteggiamenti delle persone che la circondano, di cui critica o loda i gesti e da cui peraltro non si sente diversa. Adotta consapevolmente determinate strategie per raggiungere un obiettivo e soffre quando gli altri la ignorano o la trattano male. Sembra un vero essere vivente, che ha voglia di condividere le proprie sensazioni con gli altri, ha voglia di ridere e di chiacchierare, ma soprattutto ha un forte desiderio di amore e di affetto. È tramite i suoi occhi che Lavinia Mannelli, giovane scrittrice toscana al suo esordio letterario, ci fa vedere la vita quotidiana di una giovane coppia e delle persone che questa coppia frequenta. Il punto di vista è insolito: chi mai oserebbe pensare che una bambola del sesso, cioè una donna-macchina, possa provare emozioni? Tamara, come noi uomini, è mossa nei suoi pensieri e nelle frasi che pronuncia dal desiderio, l’elemento che accomuna tutti i protagonisti di questa storia, insoddisfatti della loro condizione e alla ricerca della stabilità affettiva e sessuale, del riconoscimento della propria identità e della gratificazione professionale. Scritto bene, con uno stile fresco e grintoso, e interessante per i temi su cui si concentra (ad esempio quello del ruolo “terapeutico” di una bambola, ma anche quello delle potenzialità dell’IA), il libro all’inizio è un po’ noioso e poco avvincente. Migliora però con il progredire delle pagine.