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L’amore (im)perfetto

L’amore (im)perfetto

Alessandro è già a pezzi, e sono solo le nove di mattina. Si ritrova a vomitare senza ritegno per strada, appoggiato ad un lampione, dopo una sbronza colossale. Il suo completo blu ora è sporco e ha un odore nauseante: tra un’ora lo aspettano in agenzia, e il suo aspetto è quello disperato di un barbone. Un bambino gli si avvicina preoccupato, ma Alessandro lo rassicura: va tutto bene, dice, ha avuto solo un forte mal di pancia. Sopraggiunge anche la madre del bambino, spaventata: intima a suo figlio di lasciar perdere il barbone e di salire subito in macchina. Quando gli sguardi di Alessandro e della donna si incrociano, il tempo si ferma. Quante probabilità c’erano che la madre di quel bambino fosse proprio lei, Elena, la donna per amore della quale Alessandro si è ridotto come uno straccio? La donna che gli ha rubato undici anni della sua vita, senza lasciargli nemmeno un barlume di speranza di poter vivere quella storia alla luce del sole? Si erano conosciuti al lavoro, dovevano portare avanti un progetto insieme. Il loro è stato un colpo di fulmine, un desiderio reciproco così forte da non poter essere ignorato. Alessandro l’avrebbe sposata, quella donna gli era entrata dentro come mai nessuna, ma Elena non poteva - e non voleva - mandare a monte il suo matrimonio con Dario, c’erano troppe cose importanti in gioco: un figlio, la reputazione, la paura di deludere la famiglia. Così, quell’amore viene consumato nei momenti e nei luoghi più impensabili, amplessi rubati che hanno finito per logorare entrambi nel profondo. Si erano lasciati alla fine: smetterla sembrava l’unica soluzione possibile, ma era evidente che ancora si appartenevano. Un bip sul telefono di Alessandro: è lei, Elena, che si scusa con un messaggio per non essersi fermata a soccorrerlo. Vaffanculo, pensa lui, fermo al semaforo rosso. Approfitta per fumare una sigaretta. Intanto, parecchia gente si sta ammassando sul lato destro della strada. Appena scatta il verde, anche Alessandro accosta e parcheggia, la curiosità ha il sopravvento. Quello che intravede, al di là della folla ammassata, gli mozza il fiato: una macchina nera, schiantata contro un tir. Una macchina che lui conosce molto bene. Qualcuno ha già chiamato l’ambulanza, mentre Alessandro si fa largo cercando di mantenere i nervi saldi: Elena e suo figlio sono lì, dentro quella macchina completamente distrutta...

Libro d’esordio dell’imprenditore pugliese Pietro Falconetti, L’amore imperfetto è un intreccio di storie e di personaggi alle prese col sentimento più grande, intenso e letale che si possa mai provare. Elena e Alessandro, con il loro amore eternamente clandestino, sono gli apripista nel racconto di un variegato mosaico di relazioni complesse, vissute in modo intenso nonostante le difficoltà con le quali sono costrette a misurarsi giorno dopo giorno, sfidando i pregiudizi, le convenzioni sociali, la routine, le aspettative. Daniele, dopo una perdita dolorosa, fatica a lasciarsi andare con Enrico; Susanna ed Elisabetta sono donne forti ed emancipate, ma quest’ultima deve combattere contro lo spettro della bisessualità della compagna; Marilù cerca di contrastare la sua dipendenza dal sesso con risultati spesso fallimentari, mentendo a suo marito Roberto con il quale riesce a trovare la pace solo a metà. Giuseppe è l’unico del gruppo ad avere un rapporto di tipo tradizionale: adora sua moglie e sua figlia e non si sogna nemmeno di tradirle, ma ha comunque bisogno dei suoi spazi per non soccombere, spazi dei quali può godere durante le sue passeggiate serali al parco. Ogni protagonista ha un capitolo dedicato, e racconta con la propria voce - a cavallo tra presente e passato - gioie e frustrazioni dello status di coppia; il linguaggio sciolto e senza filtri, e la narrazione in prima persona, conferiscono al romanzo un ritmo piuttosto veloce e la lettura fila via liscia. Sicuramente, i punti di forza di questo esordio sono rappresentati dalla coralità e dall’originalità dell’impianto narrativo, con i protagonisti tutti legati tra loro da rapporti più o meno stretti di amicizia. Peccato invece per quella sgradevole sensazione di forzatura che pervade il romanzo in più parti, soprattutto nei dialoghi.