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L’amore non ha un perché

L’amore non ha un perché

Annael non ha il biglietto. In realtà non lo ha mai il biglietto e il controllore lo sa, soprattutto dopo una, due, tre, quattro multe in un mese. Per questo le chiede di fargli vedere le tette. Una ragazzina che colleziona multe non pagate di certo non è una ragazzina che racconta tutto ai genitori, una ragazzina che viaggia sempre da sola di certo è, a tutti gli effetti, sola. Ma adesso con lei c’è Jacopo, che è solo anche lui. Solo nel modo in cui si è soli quando a casa non hai nessuno che ti aspetta, se non si conta una nonna che non ti riconosce più, una mamma troppo impegnata a far quadrare i conti e una sorella di cui si vergogna, anche se gli costa ammetterlo. Le vuole bene, certo, ma la Totta non è normale. Non è normale da vedere. Cammina male, ha un occhio strano e non parla. Anche se le vuole bene, non può considerarla una gran compagnia e con Annael è diverso. Essere soli in due alla fine non è poi così male, soprattutto quando si deve fuggire da un controllore un po’ maniaco, raccogliere i farinacci per fare frittate e tortelli o raccattare frutta da terra dopo il mercato. Essere soli, in due, è ciò che fa sentire Jacopo un po’ più leggero. Annael è ciò che fa sentire Jacopo un po’ meno schiacciato dalla vita. E gli piace. Gli piace vederla sorridere e quei sorrisi li vuole tutti. Senza sconti...

Quando due ragazzi si rispecchiano nella loro reciproca solitudine il risultato non può che essere un romanzo dalle tinte adolescenziali, colmo d’amore e gioia, la gioia che si prova nel trovare un’anima affine. Dal torneo letterario di IoScrittore, L’amore non ha un perché di Sara Gambazza, è certamente quel tipo di romanzo capace di raccontare la vita, una qualunque vita, nel modo in cui è necessario viverla, un romanzo che tratta della fatica di diventare grandi nel modo in cui bisognerebbe sempre raccontarlo, con leggerezza e trasporto ma anche dando alla solitudine e alla tristezza il giusto spazio. Sara Gambazza racconta l’adolescenza, o meglio, le sensazioni dell’adolescenza in modo quasi atemporale, perché la freschezza di cui parla l’autrice è parte di un ricordo che non smette mai di ripetersi, che potrebbe essere oggi, come ieri o domani. Jacopo e Annael vivono il grande dramma della crescita così come chiunque lo vivrebbe, lo vive, lo ha vissuto, assaporandone i momenti, le gioie, i problemi e lasciandosi scoprire man mano, lasciando che la vita parli per loro. Tra la scrittura delicata, due adolescenti contorti e due famiglie a modo loro spezzate, L’amore non ha un perché assume le sembianze dell’intimo racconto di un’esistenza, bisbigliato all’orecchio di chi è in grado di ascoltare.