La maggiore delle isole costituenti l’arcipelago delle Pelagie, Lampedusa regge sulla sua pur modesta estensione una vasta, complessa eredità simbolica, geografica e politica. Piccola terra emersa tra continente africano (cui appartiene geologicamente) e Italia, per sua natura territorio liminale, porta d’Europa, sospesa tra edonistica meta turistica e porto salvo per i migranti del Mediterraneo, Lampedusa è oggigiorno al centro di violenti dibattiti, contraddizioni, oggetto di propaganda politica spesso sulla pelle di quanti nelle sue calle hanno trovato o momentanea tregua da un viaggio brutale o la morte in un’assordante indifferenza. Ma l’eredità di Lampedusa ha radici più profonde, il suo retaggio – talvolta idealizzato dalle fonti – di terra emersa accogliente, tollerante, dove chiunque viaggi attraverso il Mediterraneo può trovare rifugio sicuro, seppur temporaneo, un santuario sia fisico che spirituale che accomuna i naviganti di ogni religione…

Antropologo e filosofo esperto del mondo mediterraneo e dei fenomeni migratori e religiosi ad esso associati, Dionigi Albera è profondo conoscitore della storia e della tradizione di Lampedusa. Il saggio esamina egregiamente - pur con una certa lentezza e ridondanza - la presenza dell’isola nelle fonti storiche e, soprattutto, letterarie, rivelando una presenza massiccia, inversamente proporzionali alle piccole dimensioni geografiche di Lampedusa, convergenti in un messaggio chiaro e costante nei secoli; l’isola di Lampedusa – Lamposa, Lipadusa, Lampadosa o come le fonti la citano – è terra di contatto, di accoglienza transitoria per quanti vi approdano, indipendentemente dal credo religioso, di tacito e mutuo supporto. Albera trova nelle fonti una linea guida che, pur coinvolgendo i personaggi più disparati (da re Luigi X di Francia, Ariosto, confraternite di schiavi brasiliani, Denis Diderot e Jean-Jacques Rousseau solo per citarne una manciata), definisce univocamente l’identità tollerante e di ricovero marittimo dell’isola, concludendo l’edizione italiana con severe considerazioni rispetto a recenti manovre politiche, senza timore di affrontare l’argomento estremamente divisivo dei migranti con toni non scevri da una certa retorica ma espliciti e coerenti con quanto indagato nei precedenti capitoli.