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L’anatomia della sirena

L’anatomia della sirena

“Uno dei vantaggi di avere una malattia terminale è nella preparazione di una valigia. Di fatto, una delle preoccupazioni maggiori prima di un viaggio diventa trascurabile.” L’ultimo viaggio di Agnese, giovane professoressa di filosofia estetica, la conduce in Grecia, sull’isola di Praxos, poco più che uno scoglio lontano dalle rotte turistiche. Il bianco delle poche case abbagliate dal sole diventa la sua arma contro il nero della malattia. Sulla riva del mare, la donna incontra il giovane pittore Costa Simios, che proprio lì dice di aver visto e ritratto una sirena, adagiata sullo scoglio poco distante da quella stessa spiaggia. Una visione mitologica della quale l’uomo attende il ritorno, con la sua tela bianca sfiorata dalle onde. Agnese fa ritorno a Roma, Costa la segue e dal loro amore nascono Febo e Diana, ma anche Apollo e Artemis, come il dio del sole e la dea della caccia. Il tempo della loro nascita coincide con il tempo della morte di Agnese, sopraffatta dalla malattia. Da quel momento il piccolo appartamento di Costa si trasforma in un inferno per i due bambini, vittime sacrificali sull’altare che il padre ha innalzato in favore di certe divinità amiche e lerce di cui si circonda. Divenuti adulti, i due fratelli vivono ormai separati. Febo incarna la bellezza a cui nessuno sa resistere. Una bellezza però fragilissima, che contiene un’anima altrettanto fragile e che si spezza il giorno in cui Adele gli chiede di sposarlo. Il destino ha condotto Diana lontano, dentro abissi ancora più profondi e bui, dove gli spettri di ciò che il padre ha commesso su di lei e Febo ancora vivono. Il crollo psicologico di Febo dà inizio al viaggio dei due fratelli verso Praxos, dove ancora vivono la zia e i nonni paterni. Un ritorno a un luogo mai conosciuto ma al quale sentono di appartenere. Un tentativo di assaporare la felicità mai provata, di conoscere le radici, di riappropriarsi della loro anima che il padre aveva sacrificato agli dei...

La storia dei gemelli Febo e Diana ha il suono di un racconto mitologico. Sembra scaturire dagli scogli aguzzi delle sponde di Praxos, dure e crudeli, che non conoscono la felicità e che sembrano respingere la poesia e l’incanto dell’Egeo. Il pittore Costa assume allora le sembianze di una vera e propria divinità, distante e distaccata. Uno Zeus crudele, dispettoso e dalle mille facce cangianti, al cui potere le due piccole creature da lui generate devono soccombere. Il presente dei due fratelli, ora adulti, è inevitabilmente segnato da un passato violento che incombe su di loro come una punizione divina. Il loro vivere in mezzo agli uomini comuni sembra perciò quello dei semidei, cacciati dall’Olimpo e condannati a vagare sulla terra portandosi addosso una colpa che non hanno commesso. La loro bellezza antica attira gli uomini e le donne e allo stesso tempo li costringe a respingere l’amore che non hanno mai avuto. Il ritorno sull’isola dei due fratelli corrisponde a un recupero della propria identità spezzata dal padre, a cominciare dal riappropriarsi dei nomi greci che li rappresentano per quello che sono. Come se il corpo, attraverso il dolore, riuscisse a sputare fuori la vera anima. “E lo sapeva, il pittore, che era giusto. Che tutto quel dolore sarebbe arrivato a distruggere quel quadro dell’orrore. Quella furia animale, che non si placava, era la punizione che stava infliggendo al destino, al tempo che non sarebbe mai tornato indietro”. Una lotta impari contro il tempo, quella del pittore che si crede un dio. Insolita, ma efficace, la forma narrativa scelta da Simone Delos, del quale non ci sono molte notizie bibliografiche, se non che ha 41 anni, vive a Roma, e che ha alle spalle molti racconti, alcuni dei quali si sono distinti in premi letterari, o pubblicati su varie riviste e antologie. Ma il necessario è già tutto racchiuso dentro al destino di queste due povere vite, costrette a nascere e costrette a vivere. Tragedie moderne, quelle di Fepo-Apollo e Diana- Artemis, ma piene di echi antichi, di canti di sirene posticce che invitano al ritorno.