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L’angelo della morte

L’angelo della morte

Londra, OXO Tower, gennaio. L’ispettore capo Erika Foster si trova a cena con Igor in un ristorante elegante all’ultimo piano della costruzione. È stanca dopo una giornata impegnativa, segnata anche da un’udienza in tribunale contro uno stupratore seriale. L’atmosfera raffinata del locale e le attenzioni formali del personale la mettono a disagio, così come l’abito elegante che indossa. Fin dall’inizio, Erika sospetta che Igor stia per chiederle di sposarlo: lo vede parlare con un cameriere e immagina che stia organizzando una proposta a sorpresa. L’idea la inquieta profondamente. Erika è nervosa. Anche se prova affetto per Igor, non si sente pronta a fare un passo così importante. Quando teme che lui si stia apprestando a farle la proposta di matrimonio, si alza di scatto e si allontana con la scusa di andare in bagno. Sopraffatta dall’ansia, esce all’aria aperta e cerca di calmarsi fumando una sigaretta. Mentre riflette, emergono i motivi della sua esitazione: la relazione con Igor è importante, ma i due non convivono e lui ha un figlio. Inoltre, Erika porta ancora il peso del passato: il marito Mark, anch’egli poliziotto, è morto anni prima durante un’operazione sotto la sua responsabilità. Il senso di colpa per quella perdita non si è mai attenuato, e l’idea di risposarsi le appare come un tradimento. Decide quindi che deve essere sincera con Igor e chiarire i propri limiti. Rientrando nell’edificio, Erika prende un ascensore ma si ritrova per errore in un piano residenziale. Qui sente una donna parlare al telefono con la polizia, riferendo della presenza di un cadavere. Erika interviene immediatamente, si qualifica come agente e si avvicina all’appartamento indicato. L’ambiente è moderno e ordinato. Erika entra in una camera dove scopre il corpo di un uomo nudo, legato mani e piedi dietro la schiena e con la bocca sigillata…

Robert Bryndza apre il suo nuovo romanzo con una scena quasi casuale che si trasforma subito in qualcosa di molto più oscuro. Quella che dovrebbe essere una semplice serata tra Erika Foster e il suo compagno prende una piega imprevista e la conduce, per errore, direttamente su una scena del crimine. Da quel momento, la storia imbocca un percorso serrato, costruito su tensione e mistero. La vicenda ruota attorno a una serie di omicidi apparentemente isolati, ma che progressivamente rivelano connessioni inquietanti. La morte di un politico influente, inizialmente trattata con una certa fretta, si rivela solo il primo tassello di un quadro molto più complesso. Quando emergono nuovi casi con caratteristiche simili, diventa chiaro che dietro c’è un disegno preciso, e che qualcuno sta colpendo seguendo una logica ben definita. L’indagine si trasforma così in una corsa contro il tempo, in cui ogni dettaglio può fare la differenza. La narrazione scorre veloce, alternando momenti di indagine a passaggi più introspettivi, mantenendo sempre alta l’attenzione. Erika Foster si conferma una protagonista solida e ben costruita. È una detective determinata, capace e intuitiva, ma anche segnata da fragilità e da un passato che continua a influenzare le sue scelte. In questo capitolo della serie si trova spesso ostacolata, messa ai margini da decisioni superiori e da dinamiche interne alla polizia, ma proprio queste difficoltà fanno emergere ancora di più il suo carattere ostinato e il suo bisogno di arrivare alla verità, anche quando ciò significa esporsi e andare controcorrente. Il romanzo affronta anche tematiche forti e attuali: il potere che protegge sé stesso, gli abusi nascosti, la manipolazione e le ingiustizie che colpiscono i più vulnerabili. Il mondo raccontato da Bryndza è duro e realistico, e mostra come denaro e influenza possano distorcere la giustizia e nascondere la verità. Un thriller avvincente, capace di dosare nella giusta misura intrattenimento e riflessione, ideale per chi cerca una storia intensa, una protagonista originale e intensa e un’indagine ricca di colpi di scena.