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L’angelo senza volto

L’angelo senza volto

Copenaghen, 29 marzo 1951. Palle Hardrup entra nella filiale di Nørrebro della Landsmark Bank, va allo sportello dove è di turno l’impiegato Kai Madsen, gli punta una pistola alla testa e gli consegna una valigetta, intimandogli di riempirla. Lund, l’impiegato che lavora allo sportello adiacente a quello di Madsen, fa scattare l’allarme. Palle non si scompone: indirizza l’arma contro Madsen, ordinandogli di far cessare il suono. Madsen ci impiega troppo tempo, così Palle gli spara, uccidendolo. Punta allora la pistola contro il direttore, Bernhoft, dicendogli di riempire la valigetta: questo non si muove e Palle ammazza anche lui. Poi, come se nulla fosse, esce, ruba una bici e fugge. Alla filiale arriva in quel momento l’ispettore Anders Olsen, che si mette a inseguire il fuggitivo. Questi riesce ad aggirarlo e, puntandogli la pistola alla nuca, gli ordina di non seguirlo. Qualche minuto dopo, Palle Hardrup viene arrestato dalle pattuglie di rinforzo. Il caso sembra praticamente risolto, se non fosse per il fatto che la rapina è identica a quella di sette mesi prima, avvenuta presso la filiale di Hvidovre della Folkebank. Della stessa non sono ancora state reperite le ventunomila corone rubate, così Theusen – il capo dello Yard – mette Anders a indagare sul caso…

L’angelo senza volto, raccontano gli stessi autori nella postfazione del libro, è un’opera di fantasia che prende ispirazione da una storia vera. Questa è avvenuta proprio nel 1951 a Copenaghen: Hardrup e Nielsen sono due criminali realmente esistiti; l’ispettore Anders Olsen ricalca l’investigatore Robin Olsen; mentre Marie è l’unico personaggio principale inventato ed è la trovata che permette all’intera storia di essere romanzata. Il caso Hardrup-Nielsen ha generato a quel tempo un determinato clamore e ha tutt’ora una valenza giuridica e penale piuttosto rilevante: al giorno d’oggi rappresenta ancora un unicum, in quanto un accusato è stato condannato per aver utilizzato l’ipnosi al fine di indurre una persona a commettere un delitto. Nel 1960 si è persino scomodata la Commissione per i Diritti Umani di Strasburgo nella revisione dello stesso, confermando quanto deciso dalle corti danesi. Sulla vicenda è in seguito (1993) incappato il regista finlandese Arto Halonen. Rimasto talmente affascinato, ha deciso di girarci un film (Murderous Trance, 2018) e, contemporaneamente, assieme al critico letterario Kevin Frazier, di trasporre il tutto all’interno di un libro – L’angelo senza volto, appunto. La storia è francamente interessante e degna di nota. La sensazione è che tuttavia essa si presti meglio al cinema piuttosto che alla letteratura di genere. È infatti arduo rendere viva e tangibile l’ipnosi all’interno di un libro e né Frazier né Halonen sono stati impeccabili nel farlo.