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L’anima dei fiori - Per amarvi, o fiori!

L’anima dei fiori - Per amarvi, o fiori!

Ad Hyde Park, parco nel cuore della capitale britannica, si tiene l’esposizione di floricultura; una mostra dal sapore e dal gusto aristocratico, dove però trovano spazio anche le fanciulle più modeste se accompagnate da un mazzo di fiori ben tenuto o da una pianta dai colori vivaci. La premiazione è prevista durante l’ultima giornata di esposizione: tutte “le signorine del pubblico sono state invitate a partecipare, con un mazzolino più o meno grande”, il giusto per non affaticare le delicate mani. Il premio più ambito è quello che consacra “il più profumato tra i mazzolini di fiori”, ma ci sono anche altri “cento premi per incoraggiare questa singolare e preziosissima gara”. Una competizione che ne richiama un’altra, quella dei cosiddetti “fiori dei poveri”: gara annuale per stabilire quale sia il più meritevole, tra i fiori cresciuti a stento tra vasi di coccio posti su balconcini dove bramano un raggio di sole in più. Uno stuolo di sartine, operaie e piccole bambini partecipano ogni anno per ottenere - in cambio della loro delicatezza d’animo e propensione al gusto - qualche scellino e qualche penny da poter investire in un fiore ancora più colorato e odoroso, da portare alla prossima manifestazione...

Chi studia o semplicemente ammira l’opera e la vita della scrittrice e giornalista Matilde Serao è solito dire che è “impossibile studiarla, perché significa studiare l’immensità”. Una frase che prima di essere riferita al genio poetico della Serao fu attribuita a Victor Hugo, a testimonianza dell’impossibilità di riuscire a comprendere fino in fondo una personalità poliedrica come fu quella dello scrittore francese. E non è un caso che a inizio secolo proprio questa espressione fu adoperata per descrivere il lavoro – immenso – prodotto dalla Tuffolina napoletana, come chi la conosceva era solita appellarla (il soprannome le derivò dalla sua propensione a gettarsi a capofitto in tutti quegli avvenimenti che riteneva opportuno narrare). L’anima dei fiori – pubblicato per la prima volta nel 1903 e riproposto, più di un secolo dopo, in questo pregiato e agevole primo volume curato da Donatella Trotta – appartiene a quella letteratura definita “minore” ma è, in realtà, un piccolo gioiellino. Diviso in sei parti per poco più di cento pagine (le quattro stagioni con l’aggiunta di una sezione introduttiva e una conclusiva), L’anima dei fiori è un affresco e un elogio non soltanto del mondo floreale ma anche una carrellata di quella “comunicazione dei sentimenti” che nei fiori riconosce il suo più aulico strumento di trasmissione. Una tradizione che dall’antico Egitto, per poi attraversare il Medioevo e approdare al Rinascimento sino all’epoca tra Ottocento e Novecento. Donna Matilde – sei volte candidata al Nobel, fondatrice del “Corriere di Roma”, del “Corriere di Napoli” e de “Il Mattino” – è in grado con questo volume, ancora una volta, di istruire ed elevare i suoi numerosi lettori; con l’apporto di botanici e naturalisti, quali Michele Tenore o Vincenzo Petagna, il cui contributo è identificabile nel capitolo “Piante, piante!” o in quello dedicato alla nomenclatura dei fiori, la Serao crea un affresco che parte sì dai fiori, ma che poi si espande, spaziando dalla storia alla poesia, arrivando sino alla religione. “Non ricchezze soltanto, ma tesori sono quelli che Dio manda sulla terra, con le magnifiche giornate [...] Guardate il giglio nei campi: esso non fila e non tesse, eppure ha le vesti più belle di Salomone”.