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L’anno che bruciammo i fantasmi

L’anno che bruciammo i fantasmi

Quando Tookie commette il reato per il quale viene condannata a sessant’anni di carcere sta attraversando una fase piuttosto turbolenta della sua vita e ha una trentina d’anni. È il 2005, ma lei si comporta come una diciassettenne: fa uso di droghe e beve, anche se il suo fegato le ha già lanciato più di un segnale d’allarme. Ritiene di essere una brutta persona, non una di quelle che a un certo punto è attraversata da un lampo di bellezza formativa e, finalmente, comincia a vivere momenti edificanti. No, lei non è una bella persona, né fuori e né dentro. Le piace mentire ed è abilissima nel vendere ad altri cose inutili a un prezzo che, lo sa benissimo, questi non possono permettersi. Il giorno in cui commette il suo reato se ne sta sdraiata ai piedi di Danae – il suo amore del momento che, due giorni prima, dal casinò si è portata a casa una di quelle vincite che capitano una sola volta nella vita – ed è nel pieno di un’allucinazione che la vede alle prese con un brulichio di formiche, che tenta di scacciare con l’aiuto di uno strofinaccio. Suona il telefono, Danae annaspa, recupera la cornetta e si pone in ascolto. Dopo un istante balza in piedi e caccia un grido, poi il suo viso si irrigidisce, gli occhi le si fanno enormi, si lascia cadere di nuovo sul divano e spiega che Budgie, l’uomo con cui sta meditando di scappare, è morto tra le braccia di Mara, la sua compagna ufficiale che ora non sa che fare del corpo. Danae è sconvolta dal dolore e si porta al viso lo stesso strofinaccio con cui Tookie ha tentato di scacciare via le formiche immaginarie, mentre ripete che deve assolutamente recuperare il corpo di Budgie. Tookie si trascina fino al frigo, prende una birra e la porge all’amica, invitandola a sbronzarsi. Ma sono entrambe già sbronze, le fa notare Danae. Tookie allora si tracanna la birra tutta d’un fiato e vorrebbe andarsene via. È in questo momento che l’amica le fa una proposta a cui è impossibile dire di no: se l’aiuta a recuperare il corpo di Budgie, Danae le cederà l’intero ammontare della vincita fatta al casinò. Si tratta dell’equivalente dello stipendio di un anno di un insegnante. O forse di un preside...

Louise Erdrich – premio Pulitzer 2021 con il romanzo Il guardiano notturno e fin dalla sua prima produzione icona della cultura pellerossa, a causa delle sue radici familiari, che la legano a una tribù di Ojibwa – propone con questo romanzo un lavoro che si differenzia dal resto della sua produzione per l’atmosfera noir che, specie nella prima parte, domina il testo. Altro elemento peculiare della storia è il forte richiamo all’attualità. Nel testo infatti, si fa riferimento a due episodi drammatici che hanno segnato gli Stati Uniti in tempi recenti: l’assassinio dell’afroamericano George Floyd per mano di un poliziotto bianco e la devastazione provocata dal Covid-19. Un inizio dai toni noir, dunque, che mostra una giovane donna, piuttosto ingenua, alla quale la richiesta di un favore da parte di un’amica costa caro: ben sessant’anni di carcere. Dopo una manciata di capitoli, tuttavia, la vicenda devia e prende una nuova direzione, che vede la stessa protagonista, quando è ormai diventata una donna di mezz’età e ha sposato lo stesso poliziotto che l’aveva arrestata, nella sua attività quotidiana presso una libreria indipendente. Ecco che il vero nucleo della storia prende forma: il valore della lettura e dei libri. Citazioni, suggerimenti di lettura, liste di consigli per gli acquisti diventano il perno attorno a cui la restante parte della vicenda ruota. Il potere salvifico della lettura, il legame con la parola scritta sono ciò che davvero consente di dare dignità all’esistenza e di combatterne i momenti di down. Un romanzo che affronta diverse tematiche piuttosto care all’autrice: i diritti delle minoranze, l’importanza di mantenere vive cultura e tradizioni degli indiani d’America, l’amore e la passione per i libri e la letteratura in generale. Alternando ironia a poesia e a humour, la Erdrich mette molta carne al fuoco e questo finisce per diventare un elemento che stride nel romanzo: troppi temi, affrontati in un punto preciso della storia per poi essere abbandonati e ripresi dopo parecchi capitoli, creano un effetto spiazzante nel lettore, che potrebbe risultare infastidito da salti tematici un po’ troppo arditi.