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L’anno dei nuovi inizi

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31 dicembre. Milano centro. Il caos delle feste ha contagiato la città. Persone in fila per gli ultimi acquisti osservano le vetrine colorate, mentre Bea ascolta sul cellulare un podcast di mindfulness. Un messaggio interrompe la sua meditazione: si tratta di Sofia, che le chiede cosa avrebbe fatto se avesse saputo in anticipo che il 9 marzo 2020 sarebbe stato l’ultimo giorno della sua prima vita. Già, da quel momento tutto è cambiato e il mondo ha davvero mutato volto. Ma quel giorno - anche se Sofia le aveva inviato un messaggio allarmato, dicendole che il call center per le consegne a domicilio della spesa aveva tempistiche molto lunghe e la cosa era parecchio strana - nessuno poteva davvero intuire quanto sarebbe poi accaduto e Sofia ricorda di aver vissuto quelle ventiquattro ore in maniera assolutamente normale. Oggi, tuttavia, non ci vuole pensare. È l’ultimo giorno dell’anno e l’unica cosa che Sofia vorrebbe fare davvero è dimenticare del tutto l’anno appena trascorso. Certo è che Sofia è una persona capace, come poche altre, di sollevare dubbi con le sue domande e con la sua razionalità. Ma oggi Bea vuole essere leggera e pensare soltanto alla lista della spesa per la cena della sera. Ha segnato tutto sul cellulare- a differenza della donna che la precede nella fila in attesa di entrare nel negozio di gastronomia di via Spadari e che tiene tra le mani un foglietto stropicciato- e, dal momento che saranno solo lei e Buk, le sue necessità di acquisto sono piuttosto contenute. Mentre si avvolge nel cappotto, ripensa alla domanda di Sofia. Cosa avrebbe fatto se le avessero comunicato che, nello spazio di una notte, la vita non sarebbe mai più stata la stessa? Avrebbe fatto indigestione del miglior riso al salto di Milano o avrebbe preso un treno per Biella, per un ultimo incontro con i parenti, da cui sarebbe poi stata separata per mesi? Forse, ora che ci pensa, sarebbe andata dalla parrucchiera per farsi sistemare i colpi di sole. Ricorda perfettamente il tentativo operato da Buk sulla sua chioma, il cui risultato lasciava parecchio a desiderare.…

In un’Italia che ricorda l’abito di Arlecchino, divisa com’è per colori, ma tutt’altro che scanzonata come la maschera bergamasca, si snodano le vicende corali di una comitiva di amici, riunita la notte di San Silvestro, quella dei bilanci per antonomasia, per tracciare il resoconto di un anno che sta per chiudersi. Un romanzo in presa diretta, quindi, perché l’anno in questione è quello corrente e non si tratta certo di un periodo come gli altri. Bea, Buk, Rimbaud, Sofia, Agnes, Palazzo Ranieri, Regina, Diana e quelli del Macondo rivivono, come se stessero riempiendo le pagine di un diario, le vicende legate alla pandemia che ha sconvolto il mondo intero e l’ambiente circoscritto nel quale ciascuno dei personaggi vive e si muove. Molte vicende che si mescolano e che Bea Buozzi - cacciatrice di storie profondamente innamorata del capoluogo meneghino - racconta con grande delicatezza e profonda ironia. Sullo sfondo di una Milano che esce sofferente ma bellissima da un periodo di estrema difficoltà, immagini, sentimenti e ricordi dei protagonisti diventano patrimonio di ciascun lettore, che non può far altro che riconoscersi in un tempo che ha sì scavato profonde ferite nell’animo di ciascuno, ma ha anche insegnato molto. Insieme alla città pian piano si risvegliano, nel corso dell’anno che sta per concludersi, anche la voglia di rinascere, di tornare a sperare, di ripetere gesti che prima della pandemia sembravano scontati e che acquistano ora un sapore più dolce e una consapevolezza più decisa. Una storia di speranza e di resilienza; il racconto di un anno difficile ma pieno di sorprese e di videochiamate salvifiche; la vicenda assurda di un periodo sospeso; un viaggio a ritroso in un tempo relativamente breve ma complicatissimo; una dichiarazione d’amore nei confronti della vita e, su tutto, l’augurio di un nuovo inizio che rappresenti il vero riscatto su un passato prossimo accidentato, ma per fortuna superato.