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L’anno delle parole ritrovate

L’anno delle parole ritrovate

Milano, 31 dicembre. Il silenzio del corridoio della clinica viene squarciato da un grido che non pare neppure umano. Si tratta di Sofia. Sdraiata su un fianco, l’ostetrica l’aiuta a cambiare posizione, poi la accompagna sotto la doccia e la bagna con l’acqua calda. Nulla da fare. Le contrazioni stanno stremando la giovane donna, che continua a implorare chiunque di toglierle “da lì” la creatura. Di farla nascere, insomma. Maurizio, lo chef del Macondo, è in sala d’attesa, la sigaretta elettronica alle labbra, mentre cerca una posizione comoda sulla sedia di metallo. Ha le cuffie alle orecchie e guarda su Instagram i video dei luoghi in cui il nuovo anno è già arrivato: le isole Tonga per iniziare, seguite poi da Australia e Nuova Zelanda. Un infermiere, camice verde, baffi a manubrio e l’alito che sa di vino, gli si siede accanto e comincia a raccontare gioie e dolori della paternità. Maurizio non è il padre della piccola che Sofia porta in grembo - sì, è femmina e si chiamerà Luce - ma è accaduto tutto così all’improvviso che, quando Sofia si è accorta che il momento era arrivato, è stato naturale per lui accompagnarla in ospedale. Il papà di Luce, a dir la verità, è rimasto bloccato in ascensore, tra il secondo e il terzo piano, proprio mentre stava per raggiungere Sofia e tutta l’allegra brigata intenta a festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Sofia, tra una lancinante fitta di dolore e l’altra, continua a chiamare Maurizio e, una volta che questi la raggiunge, si lagna della decisione del cuoco di eliminare le lenticchie dal menu della cena di Capodanno. Lui ha deciso di non prepararle perché, visti i trascorsi, vuole scongiurare il rischio di un pessimo terzo anno di fila. Nessuno, a tavola, se ne è accorto; Sofia, invece, fin dalle prime contrazioni, ha cominciato a lamentarne l’assenza. Ed ora eccolo lì, tra le mani il piatto che l’infermiere gli ha portato- lasciandosi alle spalle una scia di cipolla tostata e polpa di pomodoro- mentre imbocca veloce Sofia. Il cibo è bollente e forse è proprio a causa del calore che Sofia, mostrando una forza di cui lei stessa ignorava l’esistenza, partorisce la sua creatura. Che, sorpresa delle sorprese, non è Luce ma Lucio...

Dopo L’anno dei nuovi inizi, riecco l’allegra brigata di palazzo Ranieri, il composito gruppo del Macondo, arricchito con nuovi personaggi altrettanto intriganti, alle prese con una quotidianità fatta di piccole grane e grandi manifestazioni di amicizia. In una Milano come sempre ciarliera e multietnica, in cui non sempre la convivenza e la capacità di reciproca comprensione riescono perfettamente, si muovono personaggi ironici e singolari che, mentre si destreggiano tra paure e sogni, desideri e speranze, vivono le pagine di una Storia dai risvolti complicati e spesso inattesi. Buk, Bea e Rimbaud, il dottor Bronte, Diana e Regina, Sofia e il piccolo Lucio insieme ad altri colorati personaggi sono un microcosmo composito capace di riflettere il profondo desiderio di ripartire che serpeggia tra i vicoli di una città profondamente segnata da una pandemia che ha all’improvviso sparigliato le carte e ridisegnato i destini del pianeta. Tra lettere misteriose e curiosi podcast, cacce al tesoro e nuove responsabilità, quella che il lettore si trova tra le mani è una tavolozza di colori che, mescolati ad arte, dipingono l’epoca attuale, ne rivelano elementi di forza e debolezze e sottolineano gli sforzi di una ripartenza lenta ma necessaria. Bea Buozzi - che nel capoluogo meneghino, a cui è profondamente legata, vive in pianta stabile - racconta una città che è uscita, sofferente ma ancora ricca di fascino, da un lungo periodo di difficoltà e isolamento. Racconta la voglia di rinascere di ciascuno degli abitanti di palazzo Ranieri, i membri di quella compagnia del Macondo che diviene il simbolo di un’Italia intera, quella che ancora desidera sperare e rinascere. Una storia di luce e di rinnovamento; la descrizione di eventi gravi e dolorosi - la guerra in Ucraina, per citarne uno su tutti - che hanno fiaccato gli animi ma non spento la speranza più profonda: quella di lasciarsi definitivamente alle spalle un periodo sospeso e abbracciare, tutti insieme, un futuro dai toni accesi, quelli della serenità.