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L’antro dei filosofi

L’antro dei filosofi

16 agosto 1940. Gerolamo Steve, dopo aver mangiato patate lesse e ossa di capretto, esce di casa per recarsi all’Associazione dei vigilanti, dove terrà una conferenza sul tema “La verità è solo un lato della morale”. Gerolamo è un professore in scienze morali ed è un uomo non molto cordiale nei confronti del prossimo. Quando arriva nei locali dell’Associazione, saluta qualcuno, ma non si leva mai il cappello e, appena nota l’uditorio, si lascia sfuggire una smorfia. Davanti a lui c’è solo una ventina di persone, per lo più anziane e già catechizzate, pronte ad ascoltarlo. Dei giovani, le anime in pericolo, non c’è neppure l’ombra. Gerolamo, il figlio maggiore di casa Steve, fa un gesto per richiamare l’attenzione dello scarso pubblico e comincia a parlare... Il fratello minore di Gerolamo, Oliviero Steve, esce di casa alle otto e mezza e si reca in città, nella sede della Nitroline S.A., una delle più importanti fabbriche di vernici dello Stato, per svolgervi uno straordinario compito d’amministrazione. Oliviero assomiglia molto al fratello maggiore, anche se in lui si può riscontrare una nota di gentile, che manca del tutto all’altro. Sposato da due anni con Luciana Axel, Oliviero provvede al sostentamento della donna grazie all’aumento di lavoro, compensato a parte, richiesto all’azienda in cui è impiegato... Alle nove meno un quarto escono di casa Carla Steve e Luciana Axel. Carla, sorella minore degli Steve, ha venticinque anni. È bionda e i suoi tratti non hanno nulla a che vedere con quelli marcati della famiglia. Luciana, alta come la cognata, non ne ha la durezza. Carla non sta bene, ma è voluta comunque uscire, anche se Luciana le ripete un paio di volte che Gerolamo si arrabbierà parecchio, perché non vuole che le due escano di sera. Sono dirette al Caravandhal Box, uno dei più spaziosi caffè della città...

Quarta vicenda vede come protagonista Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston, personaggio caparbio e timido frutto della fantasia di Giorgio Scerbanenco, scrittore, giornalista e saggista italiano nato a Kiev nel 1911 da padre ucraino e madre italiana. Jelling si muove nella periferia di Boston - escamotage utilizzato dall’autore per sfuggire alla censura fascista (il romanzo è del 1942) che non voleva gialli con personaggi italiani - ma potrebbe tranquillamente lavorare a Milano o in qualunque altra città italiana, dal momento che l’America di Scerbanenco è un palcoscenico privo di qualsiasi riferimento geografico. L’archivista è coinvolto nelle indagini su un duplice omicidio. I due delitti, inizialmente, non paiono collegati, ma Jelling capisce rapidamente che, se vuole far luce sul mistero e ricollocare al proprio posto tutte le tessere di un mosaico che appare sin da subito piuttosto complesso, è necessario che approfondisca la conoscenza sia delle vittime che dell’ambiente in cui entrambe si muovevano. Partendo da uno spazzolino da denti e dall’ascolto di una singolare conferenza a tema filosofico, Jelling scava sotto la polvere di quell’antro - da cui il titolo del romanzo - isolato e cadente all’interno del quale si esercita un rigoroso puritanesimo che in realtà cela mille segreti. Con abilità estrema, Jelling finisce per far cadere sul sospetto assassino una miriade di osservazioni, che finiscono per minarne le sicurezze e per convincerlo alla confessione. Educato e sommesso, il protagonista conduce un’indagine impeccabile, che gli consente di riflettere sull’umanità e sulle sue debolezze. Scerbanenco, come suo solito, si serve anche in questo caso dell’intreccio poliziesco della vicenda per raccontare i vizi degli uomini, le loro miserie e la loro grettezza e lo fa senza esprimere implacabili giudizi, ma con uno sguardo intriso di profonda empatia.