Salta al contenuto principale

L’aquilone di Noah

laquilonedinoah

Il piccolo Noah Baumann è nato in Polonia. Eppure non è polacco. Non è polacco perché è ebreo e questo lo rende diverso. Nonostante a Cracovia su 250.000 abitanti ben 60.000 siano ebrei, nessuno odia gli ebrei più dei polacchi. Forse solo i tedeschi. Già, i nazisti li odiano davvero di più. A settembre invadono il Paese. In meno di una settimana l’esercito polacco si arrende. A ottobre vengono diffuse le nuove regole, una serie di divieti a cui gli ebrei devono sottostare, mentre già a dicembre tutti gli ebrei di età superiore ai dodici anni vengono obbligati a portare un braccialetto bianco con la stella di David ricamata di blu sul braccio destro. Anche le botteghe ebraiche sono passate in mani ariane. Anche l’orologeria del signor Baumann adesso appartiene ad un certo Frueller e di questi tempi è meglio sottostare al giogo dei tedeschi senza nemmeno provare a protestare. Per questo Dora Baumann vorrebbe che Joel, suo figlio, entrasse nella polizia ebrea. A volte cooperare con il nemico porta vantaggi e poi, almeno lui, potrebbe fare qualcosa di utile visto che il piccolo Noah passa tutto il tempo a far volare quello stupido aquilone e nemmeno capisce cosa stia succedendo. Joel però non ha intenzione di sottostare al volere di uomini che lo odiano, vuole lottare, affrontare le avversità e vuole farlo per Noah, per proteggerlo da quel mondo che alla sua singolarità è sempre stato ostile, ma che adesso è diventato una costante minaccia di morte…

Alla gran quantità di assurdi decreti emanati dal III Reich a danno della comunità ebraica durante la Seconda guerra mondiale Rafael Salmerón ne L’aquilone di Noah aggiunge una voce, ossia il divieto per tutti gli abitanti del ghetto di far volare aquiloni o manufatti simili. La legge cui Salmerón fa riferimento non è una legge realmente esistita, eppure, vista l’assurdità delle leggi razziali, il divieto di cui si legge nel romanzo risulta assolutamente verosimile e immaginare l’esistenza di un divieto tanto mirato non così difficile. Nonostante questa piccola licenza poetica L’aquilone di Noah si attiene comunque alle circostanze storiche, e gli eventi, cronologicamente scanditi capitolo dopo capitolo, seguono passo passo l’evoluzione della guerra più sanguinosa della storia a partire dall’invasione tedesca in Polonia del 1939 fino alla liberazione nel febbraio del 1945. Ed è nel marasma della guerra che scivola l’esistenza della famiglia Baumann. Noah, minore dei tre fratelli e piccolo protagonista del romanzo, è un bambino autistico non verbale cui unico interesse è quello di far volare il suo aquilone e se in opere dello stesso genere, come per esempio ne Il bambino con il pigiama a righe, è interessante l’effetto che sortisce la visione infantile, priva ancora di pregiudizi, contrapposta alla brutalità razionale e studiata del razzismo, ne L’aquilone di Noah colpisce di più vedere come la presenza di un bambino tanto fragile come Noah, bisognoso di protezione, possa impattare sull’esistenza di altri cui vita stessa è già in equilibrio molto precario, e dunque oscillare tra rifiuto e protezione.