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L’Araba Felice

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Rajae Bezzaz è in televisione, ce l’ha fatta: inviata di Striscia la notizia. In uno degli ultimi servizi della sua prima stagione, entra in una struttura fatiscente di Reggio Calabria per un servizio sulle pessime condizioni di vita dei migranti. Un mattone lanciato da un marocchino le sfiora la testa e si frantuma poco più in là. Istintivamente si rivolge a lui in arabo chiedendo bruscamente spiegazioni e l’aggressore riconosce la sua voce, la voce della “nostra” Rajae, dice, e il reportage prende tutta un’altra piega. Rajae Bezzaz è nata a Tripoli il 20 luglio del 1989, il padre Mohamed è berbero, mentre la madre Jamila è di Khouribga, nell’entroterra a sud-est di Casablanca. I nonni materni sono per lei un punto di riferimento affettivo, l’esempio di come sia possibile superare ogni tempesta relazionale, continuare a amarsi, rispettarsi nei ruoli e nei compiti per portare avanti la famiglia. In particolare la giovane mente di Rajae forma la sua idea di “uomo arabo esemplare” prendendo spunto proprio dal nonno Ahmed, forte e tenero, un gigante buono, mentre la nonna Rkia è l’esempio della forza femminile, dello spirito imprenditoriale, dello spirito di libertà e della sete di conoscenza, non a caso ha imparato a leggere e a scrivere a quaranta anni. Anche i genitori di Rajae, nonostante i tanti difetti, sono per lei modelli di resilienza, pur avendo studiato per diventare insegnanti, costretti a ripiegare su altri lavori per poter mantenere le figlie, arrivano a lasciare le bambine con i nonni e a scegliere di raggiungere l’Italia, ma…

L'Araba Felice. La vita svelata di una musulmana poco ortodossa è il memoir di Rajae Bezzaz, inviata di Striscia la notizia, attrice e conosciuta conduttrice radiofonica, divenuta nota al grande pubblico con la sua partecipazione al reality “Grande Fratello” nel 2011. In effetti il libro, scritto in un italiano colloquiale, corretto e scorrevole, seppur renda conto di molti eventi biografici, è soprattutto il racconto di ricordi legati a emozioni vissute, una sorta di verità emotiva che si mescola a riflessioni personali autentiche, a cui l’autrice è giunta grazie a esperienze personali fatte negli anni della sua intensa e giovane vita. Molte pagine sembrano canovacci preparatori di inchieste sul campo, spunti di lavoro per indagini di approfondimento, da cui emergono denunce sociali, critiche alla politica, battaglie che riguardano la condizione femminile, la libertà di scelta, l’integrazione, lo sfruttamento dei migranti, ma anche lo “sfruttamento” della società ospitante da parte dei migranti. Rajae ha scelto di vivere in Italia, per lei le società multietniche arricchiscono e favoriscono il superamento delle divisioni, la sua vita è la dimostrazione di quanto sia possibile realizzare la mescolanza di culture e mantenere le proprie tradizioni. È “un’araba felice” perché è riuscita a fare il lavoro che ha desiderato da sempre, tramite il quale può fare da ponte tra diverse culture, ma è anche “un’araba fenice” perché più volte, fin da piccola, ha dovuto ricominciare.