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L’Argatil

L’Argatil

Roma, 1973. Maria Marchesini è spaesata: la Stazione Termini è troppo grande e non riesce ad orientarsi. Con l’aiuto di un giovanotto gentile arriva alla clinica neuropsichiatrica. Sessanta ospiti, oltre a medici senza scrupoli che abusano delle pazienti, infermiere fredde e crudeli, suore imbroglione e irrispettose dell’abito monacale che indossano. Carluccia, “una bestia regredita a sfintere”, disturba prepotentemente il suo oblio. Teresa è arrivata in clinica da ragazza dopo un volo dalla finestra di casa e si presta a qualche lavoretto in cambio di sigarette. Perché le infermiere non hanno nessuna voglia di pulire né le pazienti, né tantomeno i loro gabinetti. Tutti troppo putridi. Franchina fa manopole intessendo i suoi capelli con i fili del camicione, per evitare qualunque contatto con il mondo esterno. Marisa non dà mai di matto ed è incentivata a fare la spia, può girare negli uffici liberamente e, in cambio di sigarette, consegna a Maria dei fogli e una penna. Maria è, infatti, nota a tutti nella clinica come la “poetessa”. Parigi, 2012. Una giovane editrice alla ricerca delle sue radici, riscopre i primi scritti. Scritti scomodi che nascono di notte, quando i freni inibitori sono allentati. Scrivere poesie è l’unico modo che conosce per buttare fuori la cattiveria che la soffoca, un risentimento forte che colpisce duro tutti gli uomini della sua vita. A cui si aggiunge il Poeta, che le farà scoprire gli intriganti versi di Maria Marchesi…

Maria Marchesi, vincitrice del Premio Viareggio, o Maria Marchesini internata a Santa Maria della Pietà? Il romanzo si complica andando avanti nella lettura: la ricerca della verità diventa quasi un’ossessione e il Poeta è il nodo di un intreccio difficile da sciogliere. Maria la poetessa, l’Editrice ed il Poeta (interessante la spersonalizzazione attraverso l’uso della maiuscola) sono i tre pilastri di un racconto a più voci che coinvolge, trascina e colpisce dritto al cuore. Tre storie che si intersecano e trovano casa tra i versi delle intense poesie sgorgate dalle loro anime inquiete. Tre voci che si alternano e il cambio del punto di vista è sottolineato dal relativo cambio di linguaggio, di stile, perfino di font. Un filo sottile unisce le storie, le vite, le anime dei tre personaggi: la poesia. E l’urgenza di essere se stessi, veri fino in fondo. Tagliente, diretto, crudo e a tratti crudele, L’Argatil (deformazione del nome del farmaco antipsicotico Largactil) racconta la ferocia della vita in manicomio, la coinvolgente e malsana relazione tra Poeta ed Editrice, e l’intrigante ricerca della verità attraverso gli scritti e i luoghi della follia. Gabriella Montanari, poeta, scrittrice, editrice e traduttrice italo francese, ci regala un’opera intensa, complessa e coinvolgente, che parla di umanità. Perché “Quando ricordiamo che siamo tutti matti i misteri scompaiono e la vita diventa comprensibile” (Mark Twain).