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L’armata nell’ombra

copertina del libro

Appoggiato al muro della cella la notte del 3 giugno 1944, il generale aspetta solamente di essere ammazzato. La parete vibra per le cannonate dell’artiglieria dell’esercito americano che ormai si trova alle porte della città. Non riesce a staccarsi dal muro perché sente che la gamba destra non lo sostiene e un dolore al fianco sinistro gli ricorda le nerbate prese nella sala interrogatori della Gestapo. Fino a sessanta che gli hanno incrinato tutte le costole. Ha anche perso 15 denti, strappati dal suo carnefice tedesco. La tortura è durata per più di sei ore. Vogliono sapere i nomi della sua organizzazione clandestina di carabinieri. L’unica risposta però che sono riusciti a ottenere dall’ufficiale è la seguente: “Sono un soldato che sta servendo il suo Paese contro un nemico antico e voi dovete trattarmi da soldato. Sapete già chi sono, è inutile perdere tempo, quindi voglio confermarvelo: sono il generale dei reali carabinieri Filippo Caruso, comandante del Fronte clandestino di resistenza dell’Arma. E questo è tutto quello che saprete da me, non aspettatevi altro. Non perdete tempo quindi con altre domande perché non sentirete altre parole. Ora potete continuare il vostro sporco lavoro”…

Nel settembre del 1943 Roma è occupata dai nazisti mentre al nord la Repubblica Sociale Italiana prosegue il suo piano folle, seminando terrore e repressione nella popolazione civile. La tensione è quella di una guerra civile e la confusione regna ovunque nella penisola. I carabinieri vengono accusati di fedeltà al re e di avere contribuito alla cattura di Mussolini e per questo vengono arrestati, torturati e deportati nei lager. Nasce così la cosiddetta banda Caruso, un fronte clandestino di seimila uomini che si danno alla guerriglia urbana e alla raccolta di informazioni segrete da passare agli alleati per combattere i nazi-fascisti. Alla guida del gruppo si trova il generale Filippo Caruso, i cui carabinieri organizzano una linea di resistenza molto efficace e caratterizzata dallo sprezzo del pericolo. Meo Ponte, grande cronista di nera e di cronaca per “la Repubblica” e “Corriere della Sera”, ci racconta nel dettaglio questa storia dimenticata dei carabinieri che si opposero ai nazisti e ai fascisti e contribuirono a liberare l’Italia. Una storia vissuta di prima mano dato che Giuseppe Ponte, padre dell’autore, è stato un carabiniere reale e partigiano proprio della banda Caruso. Il focus è naturalmente rivolto alla figura del generale e alla sua rocambolesca vita. Un documento interessantissimo su una pagina di storia d’Italia che in molti ignorano.