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L’armata scomparsa

L’armata scomparsa

La seconda guerra che diventerà poi mondiale nacque in realtà da un conflitto che nella follia di Hitler aveva come scopo quello di annettersi la Polonia, dopo Austria e Cecoslovacchia, sottovalutando le reazioni internazionali. Ma Francia e Gran Bretagna presero posizione assicurando la loro protezione militare a contrasto dei tedeschi, e il resto è storia. Quando Mussolini venne a sapere che l’intenzione, il sogno di Hitler era quello di espandersi a est occupando la Russia, si mise a disposizione dell’alleato tedesco pur sapendo di non essere militarmente attrezzato per una guerra che probabilmente credeva ancora lontana. Nonostante le perplessità di Hitler, che sostanzialmente non voleva l’esercito italiano al suo fianco, per Mussolini divenne un punto d’onore partecipare alla cosiddetta Operazione Barbarossa messa in piedi dai nazisti in palese violazione del patto Molotov-Ribbentrop in tutta fretta, senza alcuna “organizzazione” soprattutto logistica, senza rendersi conto o sottovalutando (non sappiamo se per stupidità, ignoranza o vanità) cosa poteva significare l’inverno in Russia o sopravvalutando l’insieme delle truppe che l’Italia aveva a disposizione. Ed è qui che comincia l’avventura disgraziata di tanti nostri ragazzi. Questa cronaca di un disastro annunciato scritta da Arrigo Petacco comincia proprio dal 22 giugno del 1941, giorno in cui a Mussolini, in vacanza a Riccione, viene comunicato ufficialmente dell’Operazione Barbarossa e a dispetto dei tentativi di dissuasione del tedesco, il dittatore fascista dà l’ordine di cominciare a preparare le truppe e di far pervenire la dichiarazione di guerra all’ambasciatore sovietico. Nell’agosto dello stesso anno, parte il CSIR in condizioni allucinanti ma con tanti giovani pieni di entusiasmo e certi di tornare vincitori. Ne torneranno pochissimi, i più moriranno nella scellerata impresa, gli ultimi sopravvissuti faranno rientro in patria nel 1954...

Un saggio non leggerissimo benché breve e scritto con la chiarezza che sempre contraddistingue l’autore. Si inizia come detto dalla partenza dei nostri soldati per la Campagna di Russia: tradotte festanti e uomini entusiasti nella loro beata ignoranza, ben presto la realtà si mostrerà per quella che è e Petacco fornisce una cronaca minuziosa e accurata del numero di uomini, mezzi, equipaggiamenti e delle operazioni militari ordinate via via dai comandanti. Ci sono due modi di approcciare questo racconto: o essere ferratissimi nella conoscenza dell’ordinamento militare e quindi seguire le differenze, evidenti per un po’ anche in battaglia, fra Divisioni Corpi Battaglioni Brigate e quant’altro, oppure sorvolare e concentrarsi sul racconto vero e proprio, quello che anche grazie a una bibliografia ricchissima e testimonianze dirette, Petacco ci offre con maestria e toni accorati. Uomini partiti più o meno pieni di sogni di gloria che si sono trovati ad affrontare situazioni allucinanti. Le contraddizioni di uomini che andavano a uccidere e lungo il percorso intrattenevano brevi avventure con le giovani donne dei Paesi che incontravano, nutriti dalle madri di quelle ragazze. E poi via via che le truppe avanzano e passano le settimane, il paesaggio farsi sempre più difficile da affrontare, il freddo che non permetteva neanche di orinare pena il congelamento pressoché immediato della parte esposta, il cibo sempre più scarso, gli ordini confusi, i rifugi improvvisati sottoterra o nelle isbe, la consapevolezza che le armi a disposizioni erano inadatte e obsolete. Il canto delle sirene degli espatriati prima della guerra, quei comunisti che in Italia non erano potuti restare e avevano costituito un nutrito gruppo di esuli privilegiati in terra russa. Questo fino ad arrivare alla seconda parte, quella in cui con la lucidità e il distacco dello studioso ci viene raccontato il dopo, le manovre dei partiti, i processi, le ricerche incessanti di chi non ha più avuto notizie di un figlio, un marito, un fratello, il mistero di dove fossero a distanza di tanti anni quelle decine di migliaia di persone di cui non era ritornata nemmeno una piastrina di riconoscimento. Una lettura consigliata a tutti, perché pur essendo Storia recente, è quella parte di programma che nelle scuole viene troppo spesso saltata e che invece è assai importante da conoscere. Perché da lì, anche da lì, da quelle ghiacciate steppe russe, che comincia la nostra storia, quella che ha portato alla politica di oggi.